La diversità del mondo: non solo Festival

In accordo con lo spirito della Giornata Europea dei Festival ITALIAFESTIVAL con il patrocinio dell’EFA- ha promosso il seminarioIl valore della diversità, come ulteriore riflessione sul tema…

In accordo con lo spirito della Giornata Europea dei Festival che si svolge tra luglio ed agosto in cui ogni festival sceglie una serata, per dare  lettura a un messaggio sul valore della diversità,  ITALIAFESTIVAL con il patrocinio dell’EFA (European Festivals Association)– ha promosso il seminario Il valore della diversità, come ulteriore riflessione sul tema, affrontandolo da diversi punti di vista, politico, culturale, sociologico.
Tra i relatori del convegno, Franco Grillini, Presidente onorario di Arcigay e consigliere regionale in Emilia Romagna, Yossi Tal Gan, Direttore del Festival israeliano e Giovanni Puglisi, in veste di Presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, quali rappresentanti della diversità di sessuale, culturale e sovranazionale. Le diverse angolazioni del concetto di diversità mostrano l’ampia gamma di ricchezza culturale  e di progresso civile che comporta una società in grado di integrare la diversità in senso lato.
Alla luce di un compatto e lucido  excursus sull’opposizione omosessualità/eterosessualità, evidenziando come l’immagine trasfigurata dell’Antica Grecia di terra di libertà omosessuale in realtà si basasse su un crudele maschilismo in cui l’opposizione vigente attivo/passivo decretava la relazione di tipo iniziatico tra maestro e allievo che alla luce della nostra legislazione attuale è a dir poco inquietante.
Grillini delinea il percorso faticoso e crudele (le persecuzioni agli omosessuali si susseguono nei secoli, dall’instaurazione del codice giustinianeo, sia dal braccio clericale che da quello secolare) per giungere al secolo scorso. Dal Novecento si inizia a discutere di omosessualità in termini di normalità (ricorda i contributo fondamentale della psicanalisi), processo che culmina nel 1993, con l’esclusione dell’omosessualità dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), riconosciuta, a tutti gli effetti, come variante del comportamento umano.
Ed è proprio in questi ultimi trent’ anni che si sono creati quegli strumenti giuridico-politico-culturali che consentono di affrontare la tematica LGBT in modo obiettivo e scevro di pregiudizi. Una rivoluzione culturale resa possibile, anche in virtù delle persecuzioni a cui è stata sottomessa la comunità omosessuale. Contributo determinante del cinema, da  Lo schermo velato a My Beautiful Laundrette film che hanno concorso a diffondere, sensibilizzare e far conoscere in modo sano e diretto,” le altre metà del cielo”. Stuart Mill, ricorda Grillini, lodava la diversità che, se accettata, è fonte di ricchezza e benessere.
Emblematica la testimonianza di Yossi Tal Gan, presidente del Festival di Israele, palcoscenico internazionale per artisti che spaziano dal teatro alla video arte e alla musica. Il Festival esiste da 20 anni a Gerusalemme. “Sono qui per parlare di educazione culturale e pluralismo, tuttavia “educazione” non è un termine che prediligo, poiché comporta una forma di verticalismo pedagogico, preferisco rifermi alla mia attività come colui che mostrare agli altri, affinché  possano auto-educarsi.
Israele, sostiene, Yossi Tal Gan, è una terra multiculturale, ma ancora lontana dal concetto di tolleranza. Confina con diversi paesi, ma solo l’Egitto e la Siria hanno firmato accordi pace formali e pertanto superficiali. Non esiste un reale rapporto culturale tra i vicini in senso istituzionale, ma piuttosto con culture lontane. I rapporti multiculturali sono interpersonali. Evidenzia come le stesse comunità ebraiche che convivono in Israele hanno provenienza diversa: immigrati dell’Est Europa; immigrati del Nord Africa ed ebrei che vivono in Israele da generazioni, come egli stesso. Patrimonio comune: la lingua ebraica, lo sfondo storico e la condizione di “minoranza”.
Il multiculturalismo è una dimensione che comprende vari livelli, l’unicità locale e l’egualitarismo con gli altri popoli. Ogni persona ha una propria unicità culturale e non è possibile relazionarsi con tutti allo stesso modo. Come risolvere il conflitto tra dignità e uguaglianza e il diritto a mantenere la propria unicità? Il Festival rispecchia l’unicità culturale del gruppo, rispettando i vari gruppi etnici e importando valori occidentali, attraverso spettacoli che vedono la collaborazione di mussulmani, ebrei e cristiani. Gli stessi spazi pubblici dove si svolgono le rappresentazioni possono essere carichi di valenza simbolica e contribuire a una profonda condivisione culturale.
Il festival nella sua espressione artistica e sociale può costituire uno strumento per ridurre le tensioni culturali, le differenze sociali, di religione “finché manteniamo alto il livello artistico degli spettacoli”, sottolinea l’artista israeliano.
La radice comune e unica dell’uomo non si risolve nella radicalità dello scontro tra civiltà, ma mediante la valorizzazione della diversità in ambito sociale, culturale, politico, economico, principi sanciti  dal convenzione 2005 dell’UNESCO sulla protezione e promozione della diversità di espressioni culturale, in cui si ribadisce quanto la diversità sia necessaria all’uomo come la biodiversità all’ambiente, è un obbligo etico, ci ricorda Giovanni Puglisi.
I diritti culturali rientrano nei diritti dell’uomo, i beni culturali non sono solo beni di consumo e pertanto le sole forze del marcato non possono adempiere alla loro promozione. Un testo innovativo e controverso, che vide USA e Israele contrari. che rafforza l’idea presente nella Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale dell’ UNESCO, adottata unanimemente nel 2001 che la diversità culturale deve essere considerata come una “eredità comune dell’umanità” e la sua “difesa come imperativo etico, inseparabile dal rispetto per la dignità umana.
Rappresentativa la vicenda del divieto di indossare il chador nelle scuole francesi: una neutralità confessionale che si è tradotta nell’annullamento della diversità culturale. “Questa forma di conflittualità è stata sottaciuta o poco considerata, non calata nel territorio”, dichiara Puglisi che ravvede nell’apologia alla diversità, “l’effetto collaterale” di cadere in una deriva astratta e generica. Diversità non solo etnico-religiose, ma di generazioni, classi sociali, di stili di vita, che non devono risolversi in  dissertazioni accademiche, ma radicarsi nella quotidianità dell’agire e nella struttura del nostro modo di essere e pensare.
Franco Punzi, direttore di Italia Festival esorta a coltivare e ad introiettare il valore della diversità così da illuminare un cammino di luce e di comprensione reciproca per i giovani affinché abbiano fiducia nella cultura.  “Lo spettacolo può fare molto se ha la possibilità di integrarsi con gli altri.  La diversità è ricchezza che ci porta al dialogo, all’amore, inteso come tolleranza, integrazione fisica e spirituale, dialogo interculturale e religioso” dichiara Punzi.
Amanda Coccetti

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