La denuncia del candidato: “Gravissime irregolarità durante il concorso”

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Concorso – Ritardi, scorrettezze, suggerimenti da parte della commissione, favori a questo e a quello. Benvenuti nel mondo dei test all’italiana, dove tutto è possibile e nulla sembra intentato. Dopo la lettera pubblicata proprio su questo spazio da una candidata che denunciava gravissime irregolarità durante un concorso pubblico, ecco approfondita la questione, con altre testimonianze che confermano sostanzialmente l’andazzo.

Siamo a Roma, dove ad aprile si sono svolti i test d’ingresso IMAT alla Sapienza. Con una lettera aperta inviata alla stampa una candidata denunciava tutte le irregolarità durante la prova. Ora arriva la testimonianza di un altro candidato, sentito ai microfoni del Corriere dell’Università Job. “Quello che c’è scritto nella lettera è vero, ma mancano totalmente alcuni particolari – conferma Lorenzo Rindi, che ha sostenuto la prova nello stesso giorno e nella stessa sede. In primo luogo la commissione ha allungato il tempo del test totale di 10 minuti circa, che poi sono diventati 15 abbondanti, appunto per “i disguidi” accaduti in aula (non possono assolutamente farlo). In secondo luogo ricordo con precisione che il presidente di commissione ha aiutato un candidato proprio riguardo il significato specifico di un termine. A quel punto mezza aula ha iniziato una protesta rumorosa che ha portato lo stesso preside a spiegare a tutti il significato di quel termine (nello specifico riguardava la pulmonary vein ndr). Il preside, inoltre, ha aggredito la ragazza che ha denunciato le irregolarità, usando toni e modi da vero spaccone”.

“Il test al ragazzo beccato col cellulare – continua Lorenzo – non è stato assolutamente ritirato: questo ha fatto sentire altre 20 persone in diritto di non consegnare il compito alla scadenza del tempo per radunarsi in piccoli gruppi e confrontare le risposte. Una volta finito il tempo la commissione ha spiegato come imbustare il materiale: fatto ciò ci dovevamo mettere in fila e consegnare il plico. Questo, però, non è accaduto. In molti hanno corretto risposte dal modulo oltre la scadenza del tempo. Anche a queste persone il compito è stato considerato assolutamente regolare”.

“La cosa più grave – conclude Rindi – è che tutti hanno chiuso un occhio sull’accaduto perché rifare il test vorrebbe dire annullarlo a livello nazionale. I candidati, inoltre, partecipavano a tutte le graduatorie italiane, non solo a quelle della Sapienza, e il test si poteva sostenere anche dall’estero”. La conclusione, comunque, è amara. “È inaccettabile che gente col cellulare possa scavalcare studenti onesti di altre facoltà”.

Raffaele Nappi

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