Karina Ufert: “Gli studenti italiani dimenticati dal loro Governo”

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Per Karina Ufert, presidente dell’Unione degli Studenti Europei,  ci sono problemi di chiara matrice italiana. Il non far votare gli studenti Erasmus all’estero è uno di questi. “Ci sono circa 25mila studenti che non potranno veder riconosciuto il proprio diritto al voto, solo perché hanno fatto una scelta diversa: vivere per un anno in mobilità”, ha spiegato la presidente in un’intervista rilasciata al Corriere dell’Università.

Karina, cosa succede invece negli altri Paesi?

Gli studenti all’estero possono votare nelle ambasciate dei Paesi nei quali stanno studiando. A Malta, ad esempio, il governo ha programmato voli speciali, Air Malta, per portare le persone a votare, in modo che non si verifichino spese extra. In Austria sono state stabilite delle somme forfettarie destinate a coprire le spese di viaggio (anche i pasti, per esempio).

Il ministro Cancellieri ha parlato di possibili sconti agli studenti per agevolare il loro ritorno durante i due giorni di votazioni.

Si sta cercando di arginare il problema cercando di trovare accordi con le compagnie aeree, per far viaggiare gli studenti con circa il 70% di sconto sul prezzo del biglietto, ma non credo sia una soluzione.  Ci sono ulteriori costi che studenti e famiglie devono coprire quando si ritorna a casa.

Cosa dovrebbe fare allora il Governo italiano?

Il diritto di voto è un diritto costituzionale e deve essere garantito dallo Stato. Una settimana fa ho scritto una lettera a sostegno del sindacato degli studenti, che si stanno battendo sul diritto di voto degli studenti Erasmus. Poi le cose da fare possono essere diverse: il governo potrebbe ad esempio modificare la legislazione, consentendo agli studenti di votare all’estero o completamente sovvenzionare il loro viaggio. Come già accennato, in molti altri paesi, come la Lituania o l’Austria, è possibile registrarsi e votare pur essendo all’estero, nelle Ambasciate o per posta.

Al di là degli studenti Erasmus, cosa si devono augurare gli studenti italiani da queste elezioni?

Credo che i giovani italiani debbano sperare che il loro punto di vista sia ascoltato nel dibattito sul futuro del Paese, specialmente per quanto riguarda l’istruzione, il benessere sociale, l’occupazione o eventuali altri affari. Mi auguro, che i ragazzi possano finalmente fidarsi del proprio Governo. In secondo luogo, ci dovrebbe essere una sufficiente quantità di finanziamenti sia nel settore dell’istruzione primaria che superiore, in modo che tutti i gruppi della società possano avere un accesso ad esso e ottenere un sostegno sufficiente per il progresso. L’istruzione è un bene pubblico e su questo argomento ci deve essere una grande responsabilità pubblica. Ma in molti si dimenticano di inserire i giovani nelle priorità dell’agenda del governo.

 

Anna Di Russo

 

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