Job Act – La risposta degli studenti: “Positive le proposte sulla disoccupazione”

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Nel giorno in cui l’ISTAT annuncia l’ennesimo record negativo circa la disoccupazione giovanile, il più alto dal 1977, vengono diffusi i primi punti del c.d. “Job Act”, la proposta su crescita e lavoro del neo-segretario del PD Matteo Renzi.

E non si è fatto attendere il commento delle associazioni studentesche. “Da anni – dichiara Federico Del Giudice, Portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – denunciamo la condizione di una generazione senza futuro e quotidianamente sotto ricatto, ma oltre a dichiarazioni e comunicati stampa non abbiamo appreso alcuna proposta concreta da parte della politica, se non invece una serie di provvedimenti che hanno ulteriormente precarizzato il mondo del lavoro ed definanziato scuola e università determinando l’espulsione da quei luoghi di migliaia di giovani ricercatori e studenti”.

“Riteniamo positive le proposte sul terreno della lotta alla disoccupazione – continua Federico del Giudice – e quindi nello specifico è senz’altro interessante che nei punti esposti nel Job Act non vi sia solo l’ennesima riforma delle regole del mercato del lavoro, ma si individui un rilancio a partire da un nuovo piano industriale, economia sostenibile, manifattura, strumenti ineludibili per uscire da questa crisi”.
Quello della precarietà è il tema che tocca più da vicino i ragazzi. “La precarietà è oggi la cifra costante della vita di milioni di persone costantemente ricattate e private di ogni protezione sociale. Occorre, dunque, un nuovo sistema di welfare, che valorizzi le persone e le loro opportunità, che riconosca l’autonomia di scelta professionale, intellettuale ed artistica e che garantisca la continuità del reddito nei tempi di non lavoro. Un modello di welfare universale che estenda tutele e diritti a coloro cui da troppo tempo vengono negati.
Gli studenti, insomma, chiedono un cambio di marcia. “Bisogna cambiare atteggiamento anche sul piano metodologico – conclude Federico Del Giudice – non è credibile l’apertura di una discussione così importante per il paese con un semplice post su un sito internet; il confronto con tutte le categorie sociali che hanno lottato in questi anni contro la precarietà e per un diverso modello di sviluppo è un fatto non più rimandabile”.
RN
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