Ires-Cgil: professionisti a quali condizioni?

Attività intermittente, orari lunghi e spesso compensi bassi: per la maggior parte dei professionisti il lavoro è molte volte frustrante e fa sognare di cambiare vita, magari cambiando professione o città. Secondo la ricerca pubblicata ieri dall’Ires-Cgil “Professionisti: a quali condizioni” l’esercito dei professionisti (due milioni iscritti agli ordini e ai collegi mentre circa tre milioni sono quelli non regolati) è molto variegato con un 17% di professionisti affermati, un 68,5% di professionisti con scarse tutele e un’area a rischio di precarietà che si attesta sul 20%.

Tra le professioni non regolamentate opera come lavoratore subordinato il 65,4% del totale. Nella media del 2009 il reddito annuale dei professionisti autonomi è stato inferiore a 10.000 euro per il 23% del campione, tra i 10.000 e i 15.000 euro per il 21,6% e tra i 15.000 e i 20.000 euro netti per il 17%. Solo il 17,2% del campione ha potuto contare su 30.000 euro in un anno. Le difficoltà economiche e le scarse tutele hanno fatto dire al 40,6% del campione che è disposto a cambiare professione pur di migliorare le condizioni di lavoro con un picco massimo nell’area giuridica (il 58,2% pronto a cambiare lavoro) e in quella economica (il 60,2%).

Tra i professionisti, secondo l’Ires, c’è anche un’alta disponibilità all’emigrazione con due su tre (il 63,4%) pronti a cambiare città per migliorare la propria condizione e il 63,7% che si dice anche pronto ad andare all’estero. Tra i professionisti si registra un desiderio non solo ad avere compensi equi ma soprattutto tutele sociali in caso di malattia, infortunio e maternità oltre naturalmente all’accesso al credito. Prima di riuscire ad avere un compenso per la professione svolta i professionisti autonomi hanno atteso in media quasi un anno (10,8 mesi) con attese più lunghe per l’area giuridica (circa 32 mesi) e per quella della cultura e spettacolo (25 mesi).

La maggior parte ha cominciato a lavorare dopo la laurea (24,8 anni) ma l’età media nella quale i professionisti hanno cominciato a svolgere la professione attuale è più alta (28,6 anni) con uno scarto di 3,8 anni dovuto a disoccupazione, praticantato, tirocini e stage. La grande maggioranza degli intervistati si dichiara un professionista con scarse tutele (il 68,5%) mentre il 10,3% si rappresenta come un lavoratore autonomo, il 13,7% si percepisce come un lavoratore dipendente non regolarizzato mentre solo il 7,5% si sente “un libero professionista affermato”.

Tra i professionisti dipendenti molti hanno titoli di studio elevati (il 70,9% ha la laurea, percentuale comunque inferiore a quella degli autonomi con il 79,6%) mentre le retribuzioni sono in media lievemente più alte (solo il 35% con meno di 15.000 euro l’anno). Il 56,6% dei professionisti dipendenti non ricorre mai all’aiuto della propria famiglia di origine mentre la restante parte deve ricorrerci spesso (13,8%) o qualche volta (il 29,6%).

Fonte: ansa

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