India: focal point per le università straniere

Più investimenti stranieri nel settore dell’istruzione e dell’università. L’India apre le porte agli atenei di tutto il mondo per far fronte alla crescente domanda di laureati provenienti dalla sua economia in espansione. Il paese attualmente soffre di una forte emigrazione di cervelli. Ogni anno decine di migliaia di giovani indiani vanno a studiare all’estero, in particolare Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna. E non fanno più ritorno nella loro terra di origine.

Più investimenti stranieri nel settore dell’istruzione e dell’università. L’India apre le porte agli atenei di tutto il mondo per far fronte alla crescente domanda di laureati provenienti dalla sua economia in espansione. Il paese attualmente soffre di una forte emigrazione di cervelli. Ogni anno decine di migliaia di giovani indiani vanno a studiare all’estero, in particolare Australia, Stati Uniti e Gran Bretagna. E non fanno più ritorno nella loro terra di origine.
Al riguardo il governo ha approvato un disegno di legge che liberalizza gli investimenti stranieri nel settore dell’istruzione superiore e universitaria. Il provvedimento dovrà comunque essere sottoposto all’approvazione del Parlamento di New Delhi.
La nuova normativa prevede che istituti universitari, come per esempio quelli di Oxford o di Harvard, potranno aprire i loro campus sul territorio indiano. La decisione è stata definita come una «rivoluzione epocale» dal ministro indiano per lo Sviluppo delle Risorse Umane, Kapil Sibal. In particolare, secondo il regolamento, le università e i college stranieri saranno liberi di stabilire le norme e i costi di ammissione.
Non ci sarà quindi un sistema di «quote» a favore delle classi più povere di studenti come esiste invece nel sistema educativo indiano. I diplomi di laurea saranno inoltre equiparati ai titoli indiani. La liberalizzazione permetterà all’India di soddisfare la richiesta di mano d’opera qualificata da parte dell’industria informatica e delle alte tecnologie. In base ad alcune stime, nei prossimi cinque anni ci sarà una carenza di 500.000 laureati.
Secondo The Times of India, in lista di attesa per aprire un campus ci sarebbero alcune scuole superiori, tra cui i britannici Imperial College e Duke College, oltre a una università di Atlanta, Georgia Tech, che avrebbe già acquistato i terreni per un campus nel polo informatico di Hyderabad. Da alcuni anni, molte università straniere hanno stretto accordi con partner indiani per lo scambio di studenti. Tra queste c’è anche la Bocconi di Milano che ha un ufficio di rappresentanza a Mumbai, e che ogni anno in novembre e dicembre presenta i propri progetti in varie città del paese.

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