Il paradosso del freno-assunzioni negli Atenei

L’assurdo al quale si sta giungendo con la legge Gelmini e la Spending Review è quello per cui Università “spendaccione” saranno privilegiate rispetto alle “virtuose” in termini di assunzione di personale.

La crisi in cui si sta infilando l’Università, compressa dal fatto che l’assegno statale non basta più neppure a saldare le spese fisse per il personale, è confermato dal fatto che secondo i «punti organico» del 2012 professori e tecnici costano 6,62 miliardi all’anno mentre per il fondo finanziamento previsto per l’anno prossimo si dovrebbe fermare a circa 6,4 miliardi.

Per «punti organico» si intende l’unità di misura delle assunzioni calcolata sul costo medio annuo di ogni tipologia di dipendente (per cui un prof. Ordinario vale 1 punto, un Associato 0,7, un Ricercatore 0,5 e il personale tecnico 0,3).

In questo quadro, il decreto delle assunzioni distribuisce un totale di 558 punti organico e le regole legislative prevedono una griglia di vincoli il sui obiettivo è quello di riservare qualche condizione in più agli Atenei che già spendono troppo per il personale o con debiti pesanti.

Questi vincoli però appaiono parecchio leggeri per cui si può riscontrare che Università in cui le buste paga hanno già costi record, è il caso di Foggia, Cassino, Napoli II Università (per citare chi ha sforato di più) vede non scattare nessun blocco negli ingressi ed una situazione più leggera rispetto al passato recente. Al contrario, realtà come le milanesi Bicocca e Politecnico, le romane del Foro Italico e Roma Tre, le pisane della Normale e Sant’Anna e la catanzarese Magna Grecia non riescono più coprire con le nuove norme le assunzioni che finora spettavano loro.

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