Il ddl Gelmini è legge

Dopo un anno di proteste, in cui ricercatori, docenti, studenti si sono riversati sulle piazze d’Italia, sui monumenti, luoghi simbolo di cultura e conoscenza per manifestare il proprio dissenso, il ddl Gelmini diventa legge.

Dopo un anno di proteste, in cui  ricercatori, docenti, studenti si sono riversati sulle piazze d’Italia, sui monumenti, luoghi simbolo di cultura e conoscenza per manifestare il proprio dissenso, il ddl Gelmini diventa legge, alla luce del voto del Senato, giovedì 23 dicembre 2010, con 161 voti fa favore e 98 contrari.
Una legge delega al Governo, il cui testo contiene circa 170 norme che diventeranno più di 500 con le deleghe e nella fase attuativa richiederanno circa mille regolamenti degli atenei.
Un impianto di legge, la cui articolazione si realizzerà mediante  i decreti attuativi. Nel sistema di valutazione, proposto dal decreto, sull’operato didattico – amministrativo delle università, gioca un ruolo fondamentale l’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario), agenzia  però, non ancora operativa.
Una riforma, la cui copertura finanziaria è considerata insufficiente anche solo a compensare i tagli al FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario per l’Università). «Credo che oggi sia una bella giornata per il Paese e per l’università italiana – ha detto il ministro Gelmini – perché viene archiviata definitivamente la cultura falsamente egualitaria del ’68 e comincia una nuova stagione all’insegna della responsabilità, del merito, del “no” agli sprechi, a parentopoli e ai vari casi di baronie.
“L’approvazione della legge di riforma dell’università – dice Marco Meloni, responsabile Università e ricerca della segreteria Pd – è il degno suggello del decennio berlusconiano e completa una delle scelte strategiche più disastrose della destra italiana: il disinvestimento sulla conoscenza, dall’istruzione, all’università e alla ricerca è, al contempo, il simbolo peggiore dell’Italia immobile e la causa principale della cronica decrescita della nostra economia”.

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Economisti alla Bosch

Next Article

Più borse di studio al Sannio

Related Posts
Leggi di più

Maturità senza mascherine? Si apre uno spiraglio: “Con pochi contagi a giugno si possono eliminare”

Continua il dibattito sull'eliminazione delle mascherine a scuola. L'Italia è l'unico Paese in Europa che ha mantenuto l'obbligo di indossarle in classe per gli studenti ma cresce il pressing per eliminarle almeno durante gli esami di maturità e quelli della scuola media. Gli esperti: "Se il tasso di positività si abbasserà dall'attuale 13% al 10% ai primi di giugno allora potremo ragionare sull'eliminazione"