I giovani: opportunità di cambiamento

Si è conclusa ieri l’International Conference dedicata al tema “ I giovani e la sfida del futuro” presso l’Aula Magna della Sapienza,organizzata con cura dalla prof.ssa Occhinaro in cui si sono analizzate criticità e opportunità per le giovani generazioni. Una maratona di interventi illuminanti da parte di accademici e professionisti ha delineato una società ripiegata su stessa, ad alto tasso di “gerontocrazia”, ma che medianet un’accurata progettazione politico-economica, culturale e sociale può ancora cambiare volto.

Si è conclusa ieri l’International Conference dedicata al tema “ I giovani e la sfida del futuro” presso l’Aula Magna della Sapienza,organizzata con cura dalla prof.ssa Occhinaro in cui si sono analizzate criticità e opportunità per le giovani generazioni. Una maratona di interventi illuminanti da parte di accademici e professionisti ha delineato una società ripiegata su stessa, ad alto tasso di “gerontocrazia”, ma che mediante un’accurata progettazione politico-economica, culturale e sociale può ancora cambiare volto.
Il rapporto Istat 2009, ci evidenzia Linda Laura Sabbadini, risulta che la crisi economica ha colpito principalmente i giovani, dovuto alla frammentazione contrattuale, volta alla precarietà, mentre parte degli adulti hanno trovato l’ausilio della cassa integrazione. Dunque, da una parte la crisi non è esplosa poiché i “protagonisti” non sono stati la colonna portante delle famiglie, ma dall’altra fotografa una società bloccata in cui i giovani stentano nella fase di transizione al mondo degli adulti e parte di loro (circa due milioni) “opta” per il “né né”, non lavorano e non studiano.
E’ pertanto necessario un atto di responsabilità politico-sociale da parte delle istituzioni in accordo con il mondo imprenditoriale verso una ri-modulazione legislativa delle opportunità formative e professionali. Una recente ricerca di Paolo Balduzzi e Alessandro Farina dell’Università Cattolica di Milano ha individuato un nuovo indicatore socio-economico: il Young people potential political power che in Italia è il più basso di tutta Europa, parlando dunque di degiovanimento della società.
Laddove il potenziale potere politico dei giovani è alto (sia su base demografica che di accesso alle istituzioni (per esempio l’età in cui può essere eletto un senatore, da noi deve avere 40 anni) si individua un tasso minore di corruzione, un minore debito pubblico sul PIL, una maggiore stabilizzazione del prodotto interno lordo. L’idea dunque che sorregge la ricerca è che esista una dimensione altra, dove i giovani possono influire sui processi.
In Italia il peso demografico dei giovani è basso, alto le barriere di ingresso nella società, le sfide sono nel presente, non nel futuro.
Il risvolto contributivo ci è stato presentato da Francesca Deriu, di Scienze Statistiche della Sapienza mediante una ricerca multidisciplinare per un campione di 1400 giovani dai 25 ai 44 anni (estendendo la categoria “giovani”) basata su un questionario che interroga sullo statuto di risparmio e l’investimento nella previdenza integrata. Ne risulta un sottoinquadramento professionale dei giovani,  un cambiamento in atto del concetto di risparmio, visto come ammortizzatore sociale e  un’opaca visione “previdenziale”, vale a dire i giovani non ci pensano e parte degli adulti non intravede il termine del lavoro per assenza di un sistema previdenziale che li sostenga.
Mancano dunque politiche a lunga durata e un’adeguata educazione al risparmio previdenziale che dovrebbero far parte della nostra formazione, fin dai nostri primi passi nel mondo del lavoro.
Un Welfare, che come sottolinea Luca Bianchi dello SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno) deve essere completato, si tratta di una battaglia culturale, non solo di analisi economica. Se l’istruzione non si traduce in mobilità, riduce la sua valenza economica, se la famiglia rappresenta il vero ammortizzatore sociale dei giovani, se si ripropone la fuga dei cervelli non solo all’estero, ma anche dal Sud al Nord (in cui si è rafforza il pendolarismo di lungo raggio) risulta vitale per il paese un politica del welfare territoriale e generazionale.
“Le idee giovani possono averle anche i vecchi- sostiene Giovanni Amelino Camelia, fisico teorico della Sapeinza (uno principali studiosi di gravità quantistica, considerato dalla Discover Magazine tra i 6 possibili nuovi Albert Einstein), ma dobbiamo essere pronti ad accoglierle. In Italia si nota ancora una certa ritrosia ad accettare il nuovo. E più che mai doveroso e salutare trovare un giusto contrappeso tra tradizione e innovazione, in un mondo proteso in avanti”.
L’integrazione totale delle seconde generazioni di stranieri in attesa di una legge che gli consenta la cittadinanza, costituisce un ulteriore segnale di cambiamento e di progresso per una società rivolta alla dinamicità culturale, economica e sociale, in una parola: politica.
Un’erosione dell’area normativa- conclude la prof.ssa Occhionero, che affligge la nostra società  va ricomposta per una ri-nascita di valori condivisi e partecipati all’insegna della cittadinanza attiva.
Amanda Coccetti

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