Giannini sui fatti di Bologna: "Aggredita da 50 squadristi. Non ci fermeremo"

Non ci fermeremo, siamo sulla strada giusta”. Decisa a proseguire nella direzione già intrapresa, ma anche un po’ colpita dalla reazione che le hanno riservato alcuni contestatori: così il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini si è mostrata in un’intervista rilasciata a La Repubblica dopo i fatti dello scorso sabato quando, in un convegno aperto durante la festa dell’Unità a Bologna, è stata aggredita da manifestanti “armati” di pentole e coperchi, che l’hanno costretta a lasciare il dibattito.
“Mi hanno insultata, parolacce irripetibili. Non mi hanno permesso di parlare, in un luogo pensato per discutere: una Festa dell’Unità. Erano disinteressati ad ascoltare quello che avevo da dire – ha commentato il ministro – Come li vuole chiamare, quei cinquanta di Bologna: squadristi. Insegno linguistica da tempo e non trovo altro termine. Sono stata aggredita da cinquanta squadristi. Vivaddio, solo verbalmente”.
In una atmosfera più pacata, Stefania Giannini ha potuto chiarire ancora una volta quali sono le intenzioni di cambiamento che il suo governo vuole immettere nella scuola. Qui sotto riportiamo integralmente l’intervista rilasciata a La Repubblica:
 
Chi erano i cinquanta della Festa dell’Unità di Bologna?
“Alcuni precari di seconda fascia, area Cobas, e molti studenti. Mi hanno detto legati ai collettivi universitari, ai centri sociali di Bologna”.
Cosa è successo alle 18 e 30, venerdì?
“Appena ho nominato la frase alternanza scuola lavoro si è levato un boato, come se avessi ingiuriato qualcuno. È partita la contestazione sonora, peraltro già annunciata in agenzia, con il sottofondo di improperi. Ho scelto di non replicare, la situazione poteva degenerare”.
Cosa le contestavano?
“L’ho capito solo leggendo i cartelli. Slogan senza tempo, che potevano essere adattati, indifferentemente, a cinque, dieci, quindici anni fa. “No alla privatizzazione”, ma noi non privatizziamo niente. “No ai soldi alle paritarie”, ma noi non diamo soldi alle scuole paritarie. Una signora mi urlava: “Vogliamo la formazione”. Ma è quello che stiamo facendo, di grazia. La negazione della verità si era trasformata in una contestazione surreale”.
Continuerà a presentare la Buona scuola nel paese?
“Certo, le urla antidemocratiche non mi fermano. La consultazione sulla Buona scuola, noi, l’abbiamo fatta davvero. Via internet siamo entrati nelle case di due milioni di persone”.
I contestatori di Bologna, tuttavia, rappresentano una consistente fetta di insegnanti a cui la legge non piace davvero. Si è fatta l’idea che i docenti italiani non vogliono una riforma quale che sia?
“Ho certezza che tra i docenti ci sia un’inerzia diffusa e avverto il rischio che non vogliano partecipare al cambiamento. Li comprendo: sono stati traditi tante volte e pensano “non lo farete mai”. Ma ora i soldi sono lì, sette miliardi tra edilizia e riforma, i 500 euro da spendere in libri e teatro sono nero su bianco. E ci sono 100 milioni per i laboratori”.
È così difficile perché siete partiti dal tentativo di ridimensionare il blocco precari costituito in 40 anni.
“Vorrei dire che stiamo togliendo dal panorama italiano graduatorie così arrovellate che non si riesce a spiegarle a uno straniero. Stiamo istituendo concorsi pubblici regolari, il prossimo, 60mila vincitori, sarà epocale. Stiamo portando in cattedra 100mila insegnanti. Tra il 2009 e il 2011 la Gelmini ne ha tagliati 75mila. Andiamo avanti, ma da una parte abbiamo una maggioranza di docenti abulica e dall’altra una minoranza aggressiva che strilla. Devo dirle, però, che molti mi fermano per dirmi: “Non arretrate””.
Avete snobbato i sindacati dall’inizio. E’ stato un limite, di cui si pente, o viste le reazioni una buona scelta?
“Tre riunioni con i sindacati io le ho fatte, a partire dalla scorsa estate. Le proteste di questi giorni sono però un canto stridente: il sindacato si è arroccato su posizioni che non guardano al merito. Il mio non è un pregiudizio, è un giudizio”.
Maestri e professori sono terrorizzati dai poteri del dirigente scolastico. Se il prossimo anno scopriste che i presidi potenti assumono parenti e lecchini?
“Un preside che sbaglia perderà l’indennità e poi il ruolo, la valutazione li riguarda da vicino. Ho l’impressione che alcuni insegnanti preferiscano restare loro in un contesto di scelte opache, nel solco della tradizione italiana”.
Altro fantasma che si aggira: gli albi territoriali da cui il preside potrà attingere il docente che gli manca.
“Gli albi territoriali sostituiscono il folle punteggio che fin qui ha guidato la carriera degli insegnanti: prendo 0,4 con il master del 2008, ci aggiungo la legge 104 sui familiari in difficoltà. Noi diamo la possibilità a un prof oggetto di contabilità burocratica di diventare parte attiva di una scuola che lo ha scelto per le sue qualità”.
In commissione parlamentare si sta decidendo di recuperare tra gli assunti gli idonei del concorso 2012, di consentire a chi ha fatto supplenze per 36 mesi di insegnare fino al concorso 2016, di dare punti pro-concorso a chi ha fatto tirocini a pagamento. Il governo?
“Il governo è d’accordo con i cambiamenti che migliorano la Buona scuola”.
La Buona scuola sarà legge a giugno?
“A metà giugno, in Senato non ci saranno problemi”.

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