Ghiacciai, allo studio nuovi occhi per difenderli dal cambiamento climatico

Un’inchiesta basata sulla citizen science per raccogliere dati e informazioni di chi frequenta le Alpi.

Torrenti che modificano il loro corso, pareti dei ghiacciai un tempo solide che cominciano a sgretolarsi, lingue di ghiaccio che arretrano sempre di più: sono questi alcuni dei campanelli d’allarme sullo stato di salute dei ghiacciai. La tragedia che ha colpito alcuni escursionisti sulla Marmolada, in località Canazei, e che ha visto ad oggi almeno 9 morti, 7 feriti e 3 dispersi, ha scosso l’Italia e il mondo intero. Il grande caldo di questi ultimi anni e la crisi climatica hanno accelerato la preoccupazione di dover agire. E quasi tutti gli esperti sono concordi che tra dieci anno scompariranno molti degli attuali ghiacciai alpini.

I campanelli d’allarme sono stati lanciati da anni ma l’opinione pubblica e la politica hanno sempre fatto orecchie da mercante. Di qui l’idea di unire le due competenze, alla quale sta lavorando uno dei più noti glaciologi italiani, Claudio Smiraglia, coordinatore dell’attuale Catasto dei ghiacciai italiani e docente ordinario fuori ruolo di Geografia fisica dell’Università di Milano. L’obiettivo è raccogliere le osservazioni di tutti coloro che frequentano la montagna tramite un questionario online per avere un quadro sempre aggiornato dello stato di salute dei ghiacciai, in linea con la cosiddetta citizen science, ossia la scienza che nasce dal contributo che ciascun cittadino può dare raccogliendo o analizzando dei dati.

La salute dei ghiacciai

“E’ un progetto che prende l’avvio da quanto si fa nelle regioni alpine di Francia e Svizzera e nato prima della tragedia della Marmolada”, afferma Smiraglia. “Abbiamo pensato a un’inchiesta basata sulla citizen science – aggiunge – per raccogliere dati e informazioni dai frequentatori delle Alpi, tramite un questionario basato sull’esperienza, nel quale cui vengono indicati i cambiamenti”. Le voci sono numerose e comprendono osservazioni sul permafrost, che è lo strato di ghiaccio e roccia che fa collante alle pareti di alta montagna, altre osservazioni riguardano il regresso glaciale e il corso dei torrentie “tutto ciò che in alta montagna si sta modificando”. 

Il progetto è nella fase iniziale, ma in futuro potrebbe diventare uno strumento importante, sia dal punto di vista scientifico sia per la sicurezza. Lo vede con il presidente dell’associazione Ev-K2.Cnr, Agostino Da Polenza, per il quale alle previsioni teoriche della scienza devono accompagnarsi dati pratici e misure per limitare i danni. “Senza dubbio – rileva – la percezione del pericolo in montagna è cambiata”.

Anche per il glaciologo Massimo Frezzotti, dell’Università Roma Tre, “l’alta montagna è pericolosa e lo è sempre stata, ma eventi che in passato erano rari, ora sono molto più frequenti”. Che i ghiacciai non siano in equilibrio, prosegue, lo dicono elementi come la loro nuova conformazione, le morene instabili: “segnali che può cogliere più facilmente un esperto della montagna, ma anche un semplice escursionista, prima di mettersi in cammino, dovrebbe considerare alcuni elementi fondamentali, come le condizioni meteorologiche e quelle della montagna: “soprattutto alla luce del fatto che le vie in ghiaccio sono completamente cambiate negli ultimi anni e continuano a modificarsi velocemente, è bene – conclude – documentarsi su guide aggiornate”.

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