Forum Nazionale dei Giovani: “più studenti negli organi collegiali”

Il ddl presenta ancora molti nodi da sciogliere. A sostenerlo è il Forum Nazionale dei Giovani, la piattaforma che raccoglie le associazioni giovanili italiane. Il potere eccessivo potenzialmente in mano al rettore, il mancato rafforzamento della rappresentanza studentesca e la mancanza di fondi per la ricerca sono i tre principali punti che preoccupano maggiormente i rappresentanti del Forum.

Il ddl presenta ancora molti nodi da sciogliere. A sostenerlo è il Forum Nazionale dei Giovani, la piattaforma che raccoglie le associazioni giovanili italiane. Il potere eccessivo potenzialmente in mano al rettore, il mancato rafforzamento della rappresentanza studentesca e la mancanza di fondi per la ricerca sono i tre principali punti che preoccupano maggiormente i rappresentanti dell’associazione.
Per il consigliere del Forum con delega all’Università Andrea Iurato “è fruttuoso costruire il dialogo fra le associazioni studentesche perché siano unite sulle idee da proporre al Governo e al Parlamento: il rafforzamento della rappresentanza studentesca, la promozione del diritto allo studio, la lotta agli sprechi unita a un solido sistema di valutazione e a un reinvestimento massiccio sulla ricerca universitaria”.
Proprio per questo il Forum ribadisce la richiesta di vedere aumentata la percentuale dei rappresentanti degli studenti in seno agli organi collegiali. “Il ddl, infatti – spiega in una nota – lascia ancora troppo spazio alla regolamentazione degli atenei nel disegnare l’effettiva quota di potere in mano al Rettore, che continua ad avere esclusiva facoltà di proposta per la nomina del direttore generale e può giungere, se lo statuto d’ateneo lo dovesse concedere, dati gli ampi spazi di autonomia, a nominare i membri del cda”.
La commissione del Forum ha infine posto l’accento sulla vicenda dei ricercatori universitari che con questa riforma avrebbero diritto a un contratto triennale rinnovabile una sola volta. “Riteniamo ingiusto questo termine contrattuale – ha detto Iurato – questa misura aumenta la precarietà dei ricercatori, costringendoli a dover cercare, dopo 6 anni di attività di ricerca, una nuova sistemazione. Tutti ciò aumenta, anziché risolvere, la fuga dei cervelli”.

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