Federica, la studentessa più brava d'Italia: "Il voto peggiore? 8 in matematica"

Federica ha 19 anni e, per molti, è la “studentessa più brava d’Italia”. Frequenta il Pasteur di Roma, si è diplomata lo scorso 6 luglio con 100 e lode, e da 4 anni totalizza 10 in tutte le materie. Il suo istituto l’ha candidata ad alfiere del lavoro, onorificenza che viene consegnata ogni anno dal presidente della Repubblica. E’ Corrado Zunino, su la Repubblica, a raccontare la sua storia.
Come si fa a prendere dieci in tutte le materie per quattro anni di fila?
“C’è una dote naturale di fondo a cui aggiungo costanza e determinazione. In ogni cosa che faccio cerco sempre il massimo, non mi accontento mai”.
Genitori insegnanti?
“Mia madre, lingue straniere, inglese e francese. Mi ha sempre spinto a studiare”.
Fratelli?
“Un fratello, 13 anni, a settembre inizia la terza media. Va molto bene a scuola anche lui, deve essere un gene di famiglia”.
Era così brava anche da bambina?
“Sì, non ho mai faticato ad andare a scuola, ho sempre sentito il piacere di studiare”.
Esiste un segreto da rivelare ai ragazzi italiani per migliorare le loro pagelle?
“Stare attenti in classe, è fondamentale. Soprattutto bisogna essere curiosi. Per me scoprire cose nuove è un divertimento, da lì credo nasca la vera conoscenza”.
A casa quanto studia?
“Quattro ore al giorno”.
Dieci in tutte le materie, ci sarà una disciplina preferita.
“Una sola non riesco a sceglierla. Diciamo che prediligo il ramo scientifico, biologia, chimica”.
Massimi voti anche nei tre scritti della maturità?
“Era necessario per prendere la lode”.
Quindi lei mirava alla lode.
“Arrivati a quel punto mi sembrava inevitabile “.
Che tesina ha portato all’orale?
“Il postmodermo: proposte per il terzo millennio. In fisica ho approfondito la teoria degli universi paralleli, in biologia le nuove scoperte nel campo delle malattie genetiche “.
E quando ha visto i quadri della maturità?
“Mi sono sentita felice e leggera”.
La prima volta, a 15 anni, che ha letto la pagella con tutti dieci?
“Mi mancava l’aria”.
A marzo ha fatto il test per Medicina al Sacro Cuore, a Roma.
“Sì, sono passata. Centoventi domande, novanta di logica, qualcuna di teologia. È stata dura preparare il test e chiudere l’anno della maturità”.
È arrivata prima anche al test?
“Quinta su seimila, prima delle candidate donne”.
Perché ha scelto il Sacro Cuore? Per esercitare all’ospedale Gemelli? Ispirata da un’educazione cattolica?
“Era l’università più vicina a casa”.
Perché Medicina?
“Credo anche lì una predisposizione familiare. Volevano diventare medici mio padre e mio nonno, poi scelsero altro. Sono affascinata dalla ricerca, i geni, il Dna, però nel corso degli anni ho cambiato più volte idea. E la specializzazione non l’ho ancora scelta”.
Ha qualche riferimento nella sua vita?
“L’ottimismo dell’Italo Calvino delle Lezioni americane e soprattutto Rita Levi Montalcini. Mi ha conquistata quando disse: “Abbi il coraggio di conoscere”. Ho sempre cercato di metterlo in pratica e mi ha dato tante soddisfazioni. Credo di essere altruista. Nella vita vorrei aiutare chi ha bisogno, chi è in difficoltà”.
Ha mai preso un’insufficienza a scuola?
“Mai”.
Un esercizio di algebra sbagliato, una versione di latino ostica.
“Nessuna insufficienza”.
Qual è stato il voto peggiore?
“Otto in matematica, in prima liceo. A fine anno avevo la media del 9,5. Ma per ottenere la media massima bisogna stare tra il 9 e il 10 nelle singole prove. Saggi, temi, versioni, interrogazioni”.
I prof le hanno sempre assegnato gli stessi compiti dei suoi compagni?
“A volte li hanno personalizzati, quelli per me erano più difficili”.
Hai mai fatto il test d’intelligenza? Il Mensa.
Ride… “Non ci ho pensato”.
In classe ha mai sentito invidia nei suoi confronti, fastidio?
“Mai. Ho avuto belle classi e so che resterò legata alla maggior parte dei compagni. Le amicizie che si formano al liceo restano”.
Le hanno chiesto spesso aiuto?
“Sì, quando ho potuto l’ho dato volentieri. Spiegare un problema a qualcuno aiuta a ripassare”.
Nella sua classe ci sono stati altri due “100” alla maturità. Non è che avete avuto insegnanti di manica larga?
“Non direi proprio. Al Pasteur abbiamo avuto semplicemente grandi insegnanti”.
Farà pur qualcos’altro oltre a studiare e impilare dieci.
“Da otto anni studio pianoforte e da quattordici nuoto. Amo leggere, andare a teatro e il sabato mi vedo con gli amici. C’è spazio anche per il divertimento nella mia vita. Amo viaggiare, l’anno scorso sono stata a New York”.
Dove avrà approfondito lo studio dell’inglese.
“La pratica dell’inglese. Lo studio lo approfondisco a Roma, da anni sostengo esami per prendere certificazioni Cambridge”.
Su Facebook le fanno gli auguri anche i prof.
“C’è un bel rapporto, ma devo dire che uso poco i social. Gli amici voglio vederli”.
La conosce l’altra faccia di Medicina? Prof baroni che proteggono gli studenti fedeli.
“Ho sentito qualcosa, ma non credo alle raccomandazioni. Chi è bravo ce la fa, il test d’ingresso è stata

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