Elezioni 2022, il candidato Manuel Tuzi (Movimento 5 Stelle): “Vera emergenza è dare lavoro e una casa ai giovani”

Il capogruppo 5Stelle in commissione Cultura a Corriereuniv.it “Se non spendiamo i fondi del Pnrr non li riavremo più”.

A meno di una settimana dal voto del 25 settembre si può dire, ultimi sondaggi alla mano, che il Movimento 5 Stelle è stata una delle forze politiche che ha rimontato nei consensi persi dopo la caduta del governo Draghi. Una campagna elettorale centrata molto sulla figura dell’ex premier Giuseppe Conte ma anche un programma strutturato dove i giovani sono i protagonisti. Per capirne di più su cosa vogliono fare gli ex “grillini” Corriereuniv.it ha intervistato, Manuel Tuzi, attuale capogruppo della commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera e candidato per il Movimento 5 Stelle al collegio plurinominale Lazio 1.

Classe 1987, medico, Tuzi è stato primo firmatario della modifica del test di Medicina, che dal 2023 abbandonarà il modello di test nazionale trasformandosi in test online e che potrà essere fatto fin dal quarto anno delle scuole secondarie superiori. “Il nostro obiettivo è quello di diminuire progressivamente i corsi universitari numero chiuso. Per il nuovo percorso di Medicina vedremo se centrerà l’obiettivo una volta a regime, poi, progressivamente bisognerà investire più risorse per le università. Magari un’apertura di Medicina – dichiara a Corriereuniv.it il candiato dei 5 Stelle – andando a risolvere anche l’imbuto formativo a valle per quanto riguarda le specializzioni, per cui ci siamo battuti molto in questa legislatura”.

Scuola

Nel programma elettorale da 250 pagina del Movimento 5 Stelle, la scuola è al secondo punto, subito dopo il welfare alle famiglie. Uno degli obiettivi è il contrasto alla povertà educativa attraverso le “comunità educanti” e l’attuazione del tempo pieno su tutto il territorio nazionale – una misura, quest’ultima, che si ritrova in molti programmi elettorali -. Una serie di finanziamenti strutturali, sopratutto per scuole delle periferie, che potenzi la sinergia con associazioni per attività sportive, culturali ed educative all’interno del mondo scolastico. Tra cui anche l’educazione sessuale per i ragazzi e lo ius scholae (la cittadinanza per chi è arrivato in italia prima dei 12 anni e ha compiuto regolarmente i 5 anni di scuola).

“Siamo la forza politica che nell’ultima legislatura quando era al governo ha messo 10 miliardi sulla scuola in pandemia. Altri 9 sono stati previsti nel Pnrr durante l’ultimo governo Conte: in totale quasi 30 miliardi. Anche con l’obiettivo di dare una risposta definitiva alle classi pollaio – spiega Tuzi -. Parallelamente a questo dobbiamo impedire che venga tagliato il comparto scuola con la scusa della denalità. Siamo stati noi ad inserire l’organico covid e fatto i bandi per oltre 70mila cattedre all’interno dell’ultimo decreto scuola. Senza contare il necessario aumento del personale ATA. Se non spendiamo bene i soldi del Pnrr – sottolinea – perderemo questi fondi e non li riavremo più”.

Ricerca e voto fuorisede

“Riguardo l’edilizia universitaria la nostra proposta è di procedere a quelli che sono gli immobili dismessi o in via di dismissione del patrimonio dello Stato, e tramite l’agenzia del demanio provvedere ad ampliare quelli che oggi sono gli spazi previsti per gli studenti”. Mentre per gli investimenti in ricerca secondo il programma l’obiettivo è di aumentarli per arrivare ad un rapporto spesa/PIL in linea con gli altri Paesi europei. “Dove mettere i soldi sono sempre scelte politiche al netto della disponibilità economica. Noi abbiamo aumentato il FOE (Fondo Ordinario Enti Ricerca ndr.) agli attuali 8,6 miliardi. Bisogna incrementarlo ulteriorimente”.

Il voto fuorisede negato ha accesso ampio dibattito nelle prime settimane di campagna elettorale, portando ad un nulla di fatto. “Noi avevamo presentato dei testi di legge che andavano nella direzione per far partecipare quei 4-5 milioni di giovani che non potranno votare per motivi di studio o lavoro. Le tariffe agevolate non sono una soluzione, per me questa problematica deve essere risolta”. Ma un accordo non è mai stato trovato tra i partiti. “Molte delle forze che a parole spingevano per il voto dei fuorisede magari si sono fatte due conti e magari hanno pensato che il voto strutturato conviene di più. Mere valutazioni per motivi elettorali. Questa è una delle nostre bandiere e lavoreremo per portare a compimento una legge su questo tema”.

Stop stage gratuiti e incentivi per gli under 35

“Lo Stato deve essere in grado di modulare il supporto economico da fornire ad aziende, piuttosto che enti del terzo settore, per coperture e credito d’imposta. Immaginiamo – dichiara Tuzi a Corriereuniv.it – dei meccanismi per cui Stato e azienda compartecipano per la spesa per cercare di portare a compimento l’abolizione di stage e tirocini gratuiti. Ovviamente tenendo in considerazione le diversità esistenti oggi per le varie realtà”.

Tra le proposte per i giovani spiccano un potenziamento del contributo pubblico per l’anticipo sulla prima casa agli under 35, contributo affitti, defiscalizzazioni per i contratti di lavoro e formazione. “Per noi i giovani sono una priorità, quindi per come abbiamo finanziato nella legge di bilancio i contributi per la prima casa per gli under 35 e affiti per gli under 31, confermare queste misure ma anche potenziarle. Ci rendiamo conto che la vera emergenza è quella di concedere un’atuonomia sia lavorativa, ma anche abitativa dei giovani. L’ottenimento di un contratto a tempo indeterminato è imprescindibile per dare un’occasione di futuro ai ragazzi. Secondo il Sole24Ore oggi una richiesta su due viene da under 35 quindi significa che la norma sta funzionando”.

Start-up e transizione energetica

“Oggi avviare una startup per quanto riguarda i costi in Italia sono superiori di 15 volte superiori i confronto alla Francia, e dieci di più della Germania – afferma il candidato dei 5Stelle – tutti costi che riguardano spese burocratiche, tasse di concessione, spese di registro, bolli, spese notarili. Nello stesso tempo vanno introdotti dei crediti di imposta e dei meccanismi per implementare ricerca e sviluppo delle stesse aziende. Lavorare su delle esenzioni fiscali e contributive per quanto riguarda i super minimi o magari ad alcune componenti variabili degli stipendi”. Il modello francese rimane un punto di riferimento sull’imprenditoria giovane su cui scommettere. “Il coordinamento tra pubblico, privato, venture business per l’attrazione dei talenti permette di mappare le aziende e gli stakeholder, ma sopratutto poter fare un monitoraggio nei diversi settori strategici di innovazione”.

Nel programma 5Stelle non si parla di nucleare per affrontare la transizione energetica ed ecologica, fondamentale per combattere il cambiamento climatico. I motivi sono noti: non ci sono ancora centrali di quarta generazione, gli esperti dicono forse tra 15 anni, e per ora permangono quelle di terza che inquinano, seppur, va detto, in maniera molto minore rispetto il fossile. Ma i costi di costruzione sono elevati, sia a livello finanziario che di inquinamento. In Francia la partecipata pubblica Edf ha un buco di 19 miliardi e ancora deve completare l’ultimo impianto in costruzione. In Finlandia per realizzare l’ultima centrale di terza generazione sono stati impiegati 12 anni.

“In Italia bisogna transitare non più su modelli centralizzati come il nucleare ma decentralizzati che mettendo al centro non solo in singolo ma anche gruppi di persone o realtà pubbliche – dichiara Tuzi -. In questi anni abbiamo lavorato con il superbonus 110% anche per favorire la transizione ecologica, per avere una casa che non disperde energia ma la produce e magari ne rimette una parte nel mercato. Noi immaginiamo un’estensione del superbonus con le comunità energetiche che non sono le semplici abitazioni ma anche strutture pubbliche come quelle sportive. Nel Pnrr della scuola ci sono i 9 miliardi con inclusi i 3 miliardi per creare delle comunità energetiche ecosostenibili. La temativa va affrontata da diversi punti di vista. Secondo me le risposte sono due: in primo oggi bisogna procedere con un tetto del gas, ma parallelamente lo stato deve calmierare il caro bollette. Il problema è che Draghi è arrivato solo oggi a porre il problema a livello europeo, noi lo chiedevamo da mesi. Sono sicuro che molte delle scelte di voto verranno fatte sia per la loro credibilità ma anche per chi porta queste proposte, fare bianco o nero, stai di qua o di là, senza offrire delle soluzioni non permette di far scegliere le persone in maniera serena: vogliono soluzioni”.

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