Effetto crisi: i quarantenni tornano all’Università per trovare un lavoro migliore

quarantenni all'università
Sono sempre di più i quarantenni che tornano all’Università per trovare lavoro

Quarantenni tornano all’UniversitàUn’indagine del Ministero dell’Istruzione spagnolo rivela la tendenza: over 40 negli Atenei aumentati del 400 %. In Spagna sono disoccupate 4,8 milioni di persone, pari al 26,5 % della forza lavoro

 

La crisi perdura e molti lavoratori perdono il posto o rischiano di perderlo; la soluzione? Tornare sui banchi di scuola, meglio se all’Università, e ottenere un titolo di studio che apra nuove prospettive.

È quanto emerge da un’indagine condotta dalla IMF Business School, commissionata dal Ministero dell’Istruzione, cultura e sport spagnolo sull’età media degli iscritti a corsi di istruzione superiore nel paese iberico.

Dalla ricerca è emerso che negli ultimi anni, quelli appunto della crisi, l’età dei laureati è aumentata: i neo dottori tra i 31 e i 40 anni rappresentano il 12 % del totale, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Gli ultraquarantenni, poi, sono diventati il 6% di tutti gli studenti universitari, con un incremento del 49% rispetto allo scorso anno, del 129% negli ultimi cinque anni e del 400% negli ultimi 10.

Un esercito di lavoratori e disoccupati che spera di trovare un posto o di rafforzare quello che già occupano grazie a un titolo di studio superiore.

“Abbiamo visto crescere sempre più richieste da persone con più di 40 anni – afferma il direttore di IMF Business School, Carlos Martinez – Uno studente del XXI secolo non è come uno di 20-25 anni fa. Ora proliferano altri profili, aumentano gli immigrati e sono sempre di più i genitori con figli a carico, in cerca di un futuro migliore”.

Bisogna ricordare, infatti che la Spagna rappresenta, dopo la Grecia, il paese europeo con il più alto numero di disoccupati: 4,8 milioni, pari al 26,5 % dell’intera forza lavoro.

“Casalinghe, lavoratori precari o disoccupati ed extracomunitari – ha continuato Martinez – riempiono le aule perché fattori come la disoccupazione, la cassa integrazione e, dal lato opposto, la richiesta di figure con elevata competenza professionale induce chi ha sospeso gli studi a riprendere i libri sperando in maggiori opportunità”.

Viene da domandarsi, allora, se anche in Italia si registri una simile tendenza.

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