Dottorati in discesa libera: meno 30% dei diplomati in dieci anni. Nel Pnrr pronti 1,5 miliardi di euro

Il Recovery cercherà di frenare la lenta agonia dei dottorati nelle università italiane, cercando di frenare anche la fuga dei cervelli all’estero.

Un miliardo e mezzo di euro per cercare di frenare una lenta ma costante emorragia: è quanto prevede il PNRR per cercare di invertire la crisi che da decenni attanaglia i dottorati all’interno delle università italiane. Negli ultimi 10 anni, infatti, l’Italia ha fatto registrare un deprimente -30% di diplomati (dai 10.461 del 2009 si è passati ai 7.989 del 2019 come riporta oggi il Sole 24 Ore su dati forniti dal Miur) che si va a sommare alle cifre non certo incoraggianti che riguardano anche gli iscritti dei corsi di dottorato, visto che si passa dai 39.281 dell’anno accademico 2009/10 ai 29.651 del 2019/20, ovvero il 24,5% in meno.

Una situazione che adesso il Piano nazionale di ripresa e resilienza spera di ribaltare con un investimento di 1,5 miliardi di euro fino al 2026 che si andrà ad aggiungere a un emendamento al decreto Sostegni che prolungherà di 3 mesi i rapporti in essere cercando così di mettere una pezza all’impatto negativo del Covid-19.

D’altronde quella italiana sembra essere una crisi che viene da lontano e che non riguarda altri paesi europei: all’interno del Pnrr si ricorda, infatti che, ogni anno in Italia solo una persona su 1.000 nella fascia di età 25-34 completa un programma di dottorato, contro una media Ue di 1,5 (2,1 in Germania). Ma c’è di peggio: il 20% dei Phd che escono dai nostri atenei si trasferisce all’estero, andando così ad alimentare l’export di cervelli che storicamente riguarda il nostro Paese.

Le ragioni di questa situazione sembrano davvero tante, forse troppe. Una è sicuramente la scarsa disponibilità da parte del nostro mercato del lavoro ad assorbirli. Nonostante un alto tasso di occupabilità a un anno dal titolo (l’89% secondo le ultime rilevazioni di AlmaLaurea) oltre il 56% dei dottori di ricerca occupati lavora nel settore pubblico contro il 41% del privato e il 2,7% del non profit.

Per cambiare questo scenario ci saranno quindi ne risorse del Recovery che andranno ad integrare una riforma che arriverà per decreto ministeriale entro il 2021 e che si concentrerà sulla semplificazione delle procedure per il coinvolgimento di imprese e centri di ricerca. Per i fondi, i primi 430 milioni serviranno a estendere la diffusione dei dottorati innovativi nella pubblica amministrazione e nei beni culturali, attivando anche 3.000 borse di dottorato. Inoltre, 600 milioni saranno dedicati al rafforzamento dei dottorati innovativi cercando quindi di rispondere alle esigenze delle imprese e del mercato con 5mila borsisti per 3 anni l’incentivo ulteriore all’assunzione di 20mila assegnisti di ricerca o ricercatori da parte dei privati. Si chiuderà quindi con i 480 milioni del React-Eu per dottori di ricerca green e digital.

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