Dino Distefano lavorerà per Facebook. Storia di un genio costretto a lasciare l’Italia

Dino Distefano

“La sua start-up a Londra va alla grande”. Finiva così l’articolo sul Corriere dell’Università del 27 novembre 2012 relativo a Dino Distefano. In quell’occasione si celebrava il “Nobel” vinto dal ricercatore catanese, grazie alla sua invenzione: un software dei software, “un’idea da un miliardo di dollari” che gli è valso il “Roger Neddham award”.

Ora, però, è il momento del grande salto. Sì perché l’azienda di Mark Zuckerberg ha acquisito la Monoidics, start-up che Dino ha fondato a Londra insieme ai suoi amici e colleghi, Cristiano Calcagno e Peter O’Hearn e Hongseak Yang. I costi dell’operazione non sono ancora stati resi noti, ma il colpo sembra grosso.

L’Infer (questo il nome del dispositivo) riesce a testare preventivamente i macchinari prima che vadano in crash. Una sorta di medicina preventiva, utilizzata oggi dalla Apple, Microsoft e dagli Airbus. Ora tocca anche a Facebook, che la intende usare per eliminare tutti i difetti riscontrati nella digitazione e nella consultazione del social attraverso i cellulari e i tablet.

Sarà così che entrerà sangue italiano in una delle aziende più prolifiche del mondo. Un esempio di tenacia e preparazione, che dimostra quanto un’idea vincente, abbinata alla professionalità, possano portare in alto. Un salto di migliaia e migliaia di chilometri per Distefano, dalla provincia catanese alla City londinese.

“In tutto il mondo c’è fame di italiani” – ha dichiarato il ministro Carrozza durante il videoforum di ieri. “Segno che la scuola li prepara bene”.  Eppure Dino aveva provato a lavorare anche in Italia, ma era stato bocciato al concorso cui aveva partecipato all’Università di Pisa, forse per far posto ai raccomandati di turno.

Raffaele Nappi

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