Decreto schok all’Università Chieti-Pescara, il Tar dà ragione agli studenti

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Il Tar ha dato ragione a 100 studenti della D’Annunzio, accogliendo i loro ricorsi contro l’Università di Chieti- Pescara, che con un decreto shock aveva interrotto le attività professionali di coloro che avevano frequentato un corso per masso-fisioterapista presso l’Istituto nazionale corsi professionali di Cosenza.

Dopo aver seguito 900 ore di corso, gli studenti avevano conseguito un diploma. Si erano così immatricolati in fisioterapia all’Università di Chieti- Pescara e, nel 2005, grazie alla cosiddetta ‘riconversione creditizia’,  avevano ottenuto la triennale. Molti di loro avevano perciò iniziato a lavorare.

Nel 2009, però, la doccia fredda: l’Università aveva avviato un processo di revoca dei benefici e aveva giudicato come non idoneo il diploma rilasciato dall’Incp di Cosenza.
Nel 2012, il Rettore ha così annullato le immatricolazioni al corso di laurea in fisioterapia, la carriera universitaria e l’eventuale titolo di studio conseguito. Un vero e proprio trauma per ben cento giovani, che hanno fatto ricorso.

Il Tar ha dato loro ragione e ha sottolineato l’errore nella tempistica dell’Università. “La laurea triennale è stata conseguita nel 2005 e l’università solo nel 2012 ha impugnato l’annullamento d’ufficio dell’immatricolazione”, è stato spiegato.

“L’ateneo ha esercitato il potere di autotutela” – ha ricordato il collegio presieduto da Michele Eliantonio– “solo dopo che il procedimento si era ormai estinto e a distanza di un periodo di tempo – 7 anni dal conseguimento del titolo di studio- che non può ritenersi ragionevole”.

AZ

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