Da gennaio addio agli stage gratis in azienda

 

Giro di vite nella normativa che regola stage e tirocini. Il ministero del Welfare ha definito le linee guida per garantire un minimo per gli stagisti sulla base delle quali le Regioni, a cui spetta la competenza esclusiva in materia di formazione professionale, dovranno scrivere le proprie leggi.

Secondo uno studio dell’Isfol e della “Repubblica degli stagisti”, uno stage su due in Italia è senza un rimborso spese; il 52,4 per cento dei casi ha ricevuto un compenso pari a zero euro.

La legge Fornero, approvata quest’estate, dice che per gli stage va riconosciuta una «congrua indennità, anche in forma forfettaria, in relazione alla prestazione svolta».

Dalle linee guida sparisce il limite massimo imposto al rimborso mensile, per non eliminare quei tirocini che prevedono indennità superiori, mentre il minimo non potrà essere mai meno di 400 euro (lordi). La somma va approvata entro 180 dall’entrata in vigore delle legge con un documento che metta d’accordo governo e Regioni.

Il 24 gennaio è fissata la Conferenza Stato-Regioni e Gianfranco Simoncini, assessore alle Attività produttive della Toscana e coordinatore della commissione Lavoro per la Conferenza, ha detto: «L’impianto del documento va bene, c’è solo qualche dettaglio da mettere a punto». Altre innovazioni riguardano i limiti di tempo previsti per gli stage.

Il tirocinio standard non potrà durare più di sei mesi, quello di reinserimento (per disoccupati e cassaintregrati) non più di un anno e quello per i disabili non più di due anni. Nessuno di questi stage potrà essere prorogabile.

Il numero dei tirocini avviabili dalle aziende varia a seconda delle dimensione (ad esempio una ditta che ha cinque dipendenti potrà avere un solo stagista). La questione è ancora da discutere e i tempi, è evidente, sono lunghi. Ma sembra davvero che qualcosa inizi a muoversi.

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