“Così sono diventata make up artist – il mestiere che l’Inps ignora”

Dalla ristorazione al lavoro in azienda: Patrizia Michienzi ha fatto tanti lavori per potersi mantenere l’accademia e studiare come make up artist a Milano. Da ragazzina, la scelta di seguire il sogno di fare la truccatrice. “L’università? Ho sempre pensato che mi vincolasse troppo e che ritardasse la mia sfrenata voglia di indipendenza”. Per lei, è stata una scelta vincente. Oggi, è richiestissima nel mondo del teatro, del cinema e della moda. La storia di una ventisettenne che insegue il suo sogno con caparbietà. Ma ci dice: “questo mestiere non è riconosciuto in Italia. E’ una delle poche mansioni che non ha ancora un inquadramento Inps”.

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Come è nata la tua passione per il trucco? E soprattutto: quando hai deciso di fare di questa passione un’arte ed una professione?

La mia passione per il trucco è parte di me da sempre. La mia fortuna è stata quella di poterla scoprire al momento giusto. Mi sono sempre circondata di queste cose: cosmetici, riviste di make up, libri sulle varie tecniche. Non avrei mai pensato che questa potesse diventare la mia professione, ma… Tutto è iniziato in quel di Milano. Le giornate erano davvero pesanti per me. Facevo tutt’altro: dalla ristorazione all’ azienda, lavori che non c’entravano niente con l’attuale. Ma è stato grazie a questi sacrifici che ho potuto permettermi l’accademia che mi ha cambiato la vita.
Riecheggiano le parole di una mia cara amica che durante gli anni del liceo più volte mi ha esortato ad optare per una scuola di trucco. Da qui inizia la mia ricerca su internet, dove leggo di una grande accademia  a Bologna. E così è iniziata questa grande avventura che è durata circa 15 mesi. In ogni lezione ho riscoperto un mondo sempre più vicino a quel che, forse inconsciamente, ho sempre sognato.

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Hai puntato su una professione della quale ancora non si sente molto parlare e hai preferito seguire questa strada piuttosto che iscriverti all’università. E’ una scelta che oggi si è rivelata vincente?

Vero. L’università non è stata affatto la mia priorità dopo aver concluso il liceo. Ho sempre pensato che mi vincolasse troppo e che ritardasse la mia sfrenata voglia di indipendenza. Non nego di aver avuto mille dubbi all’inizio, proprio perché la figura di truccatore non solo non è ancora riconosciuta in Italia a livello legale, ma spesso leggevo articoli che lasciavano intendere di quanto fosse sminuito questo lavoro nel mio Paese.Una scelta vincente?Beh, potrei dare due risposte completamente opposte.

Sì, vincente perché mi emoziona; perché ancora oggi dopo un evento scende una lacrima; perché viaggio molto ; perché riesco a far accrescere l’autostima delle persone con pochi piccoli gesti.
No, in alcuni casi non lo è affatto. Credo perché trattasi ancora di una mansione nuova. Spesso è un lavoro molto sottovalutato .

Quali sono le difficoltà che hai dovuto affrontare?

Le prime difficoltà sono state quelle sul fronte economico. All’ epoca, vivendo da sola a Milano, ho dovuto stringere la cinghia un bel po’ per poter sopperire a tutte le spese comprese le rette mensili dell’accademia.
Altri ostacoli, presumo io come chiunque altro che si cimenta per la prima volta in un nuovo settore, sono farsi strada e farsi un nome.

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Qual è stato il tuo percorso professionale?

Ricordo perfettamente il mio primo servizio fotografico con tanto di modella e fotografo. Penso di non aver chiuso occhio la notte prima per la troppa adrenalina. Si è rivelato uno dei lavori più belli che ho fatto fino ad ora. Da lì si susseguono tanti altri lavori in giro per l’Italia con agenzie, grandi fotografi, nel settore moda e pubblicità. Ho anche avuto l’onore di lavorare una settimana per un importante brand quale Givenchy e con due registi che ho adorato sin da subito.

La professione di make up artist è riconosciuta in Italia?

Eccoci alla nota dolente!Mi rincresce dover scrivere di questo argomento. E’ una delle poche mansioni in Italia che non ha ancora un inquadramento Inps .

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Dal Nord Italia al Sud Italia: le differenze e le difficoltà.

Al Nord la situazione è un tantino diversa rispetto al Sud.

Parliamo di alta moda…delle varie fashion week, di conseguenza parliamo di tutto lo staff che ne fa parte, tra i quali i truccatori.
Al Sud, paradossalmente, si lavora di più ma privatamente e senza troppa concorrenza. Ma purtroppo si rischia di rimaner fermi a livello di crescita professionale.

Tutte le cose che si possono fare con il trucco.

Il trucco è semplicemente MAGIA. E’ trasformazione. E’ la scoperta della bellezza di una donna o di un uomo. E’ incorniciare un viso proteggendolo da ciò che i nostri occhi non accettano…
Al cinema diventa etereo, in teatro raggiunge l’apice del suo splendore, nella moda è sofisticatezza ed espressione, nella vita di tutti i giorni è un abito che indossiamo. Senza saremmo nudi.

Angela Zurzolo

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  1. Stessa passione da sempre nascosta dentro di me… università, poi trasferimento al Nord, un lavoro da impiegata che nulla ha a che fare con le mie passioni e i miei sogni e poi i sacrifici per far la scuola di trucco.. adesso sono nella fase in cui so perfettamente cosa voglio e come immagino il futuro, ma devo fare il salto… sto cercando,provando, facendo gavetta…non mi arrendo così facilmente! o meglio è impossibile sottrarsi a ciò che amiamo fare nella vita!
    Magari poter avere delle dritte da chi ce l’ha fatta!
    Lucia

  2. Ciao a tutte io stonbfrequentando la stessa accademia di mua a bologna, l accademia nazionale del cinema, un esperienza davvero bellissima! Ve la consiglio vivamente a chi vuole intraprendere questo bellissimo viaggio
    In bocca al lupo a tutte/i

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