Coronavirus, il governo raccomanda alle aziende di “promuovere periodi di congedo o ferie”: di cosa si tratta e come funziona

L’indicazione, dettata dall’esigenza di limitare il più possibile gli spostamenti, si applica a tutti i lavoratori che non possono adottare lo “smart working”, il lavoro da casa. Il datore di lavoro può imporre le ferie. Intanto il governo lavora al rafforzamento del lavoro parentale.

“Promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie“. È la raccomandazione che il governo fa nel decreto dell’8 marzo con le nuove misure straordinarie da adottare fino al 3 aprile per affrontare l’emergenza coronavirus. Un’indicazione dettata soprattutto dall’esigenza di limitare il più possibile gli spostamenti sull’intero territorio nazionale. Oltretutto considerando che tante famiglie in questi giorni si trovano a fare i conti con i bambini a casa da scuola e i nonni da tutelare, perché maggiormente esposti ai rischi del contagio.

I lavoratori e i datori di lavoro hanno quindi ora tre opzioni: attivare lo smart working, il congedo parentale o le ferie. Numerose aziende, soprattutto quelle che operano nel settore dei servizi come società di consulenza, banche, Ict, assicurazioni, sono passate al telelavoro già dall’inizio dell’emergenza ma non per tutti è possibile praticarlo. Si pensi per esempio alle imprese di pulizia, agli operai, a chi lavora nella ristorazione o nel turismo. E proprio per tutelare queste categorie il governo ha raccomandato di ricorrere alle ferie o ai congedi, cosa che in realtà molti datori di lavoro avevano già iniziato a fare con i loro dipendenti. Nella “peggiore” delle ipotesi potrebbe trattarsi di 4 settimane di ferie, cosa che per alcuni lavoratori significherebbe esaurire tutti i giorni a disposizione durante l’anno. Proprio per questo il governo è al lavoro su un nuovo pacchetto di misure economiche straordinarie tra cui anche un voucher per sostenere i costi di babysitter e un rafforzamento del congedo parentale già previsto dalla legge.

LE FERIE FORZATE – Il diritto alle ferie, ricordano i Consulenti del lavoro, è regolamentato dall’articolo 2109 del Codice Civile, secondo cui – fermo restando quanto prevede il Ccnl – il datore di lavoro ha il potere di mettere in ferie forzate un lavoratore in caso di necessità e secondo criteri di buon senso e correttezza. L’articolo 2109 c.c. nel riferirsi al “periodo annuale di ferie retribuito” esplicita infatti che questo va goduto “nel tempo che l’imprenditore stabilisce, tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro”. E la procedura è stata confermata anche dalla Cassazione in diverse sentenze: “Fermo il diritto irrinunciabile e costituzionalmente garantito del lavoratore al godimento di ferie annuali retribuite, ai sensi dell’art. 2.109 c.c. l’esatta determinazione del periodo feriale, presupponendo una valutazione comparativa di diverse esigenze, spetta unicamente all’imprenditore, quale estrinsecazione del generale potere organizzativo e direttivo dell’impresa; al lavoratore compete soltanto la mera facoltà di indicare il periodo entro il quale intende fruire del riposo annuale”, si legge. Questo è valido sempre, anche prima che iniziasse l’emergenza coronavirus e arrivassero i vari decreti del Governo.

COS’È E COME SI CHIEDE UN CONGEDO – Il congedo parentale è un periodo facoltativo di astensione dal lavoro stabilito per legge in modo da consentire ai genitori di prendersi cura dei figli nei loro primi anni di vita ed è riconosciuto esclusivamente ai lavoratori dipendenti, entro i primi 12 anni di vita del bambino, per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi. Il periodo complessivo può essere fruito dai genitori anche contemporaneamente. In questa situazione di emergenza può essere non solo consigliato ma anche imposto dal datore di lavoro. La richiesta va comunicata prima dell’inizio del periodo da cui si intende assentarsi al proprio datore di lavoro e poi effettuata tramite il portale dell’Inps. Durante il periodo di congedo spetta un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, calcolata in base alla retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di assenza, entro i primi 6 anni di età del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) e per un periodo massimo complessivo (madre e/o padre) di 6 mesi; un’indennità pari al 30% della retribuzione media giornaliera, dai 6 anni e un giorno agli 8 anni di età del bambino, solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione ed entrambi i genitori non ne abbiano fruito nei primi 6 anni o per la parte non fruita anche eccedente il periodo massimo complessivo di 6 mesi; nessuna indennità dagli 8 anni e un giorno ai 12 anni di età del bambino.

LE NUOVE MISURE SU CUI LAVORA IL GOVERNO – Nel pacchetto di misure economiche che il governo sta studiando ci sono due misure di sostegno alle famiglie che molto attese. Si tratta del “rafforzamento del congedo parentale e sostegno ai genitori che lavorano“, come si legge nella relazione consegnata al Parlamento su ciò che il Governo intende fare per fronteggiare l’emergenza coronavirus nel prossimo decreto legge. “Si sta lavorando incessantemente in queste ore per arrivare a un prossimo decreto la prossima settimana”, ha confermato la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, intervenendo il 6 marzo scorso a Radio anch’io su Rai Radio1. Misure, ha spiegato, di “sostegno economico da affiancare al congedo già previsto” per uno dei genitori. “Ci stiamo orientando – ha proseguito – a sostegni di carattere economico per la custodia e la cura dei figli, come la possibilità di un voucher per le baby sitter. Dobbiamo costruire un’ulteriore normativa che permetta a uno dei due genitori di restare a casa, con la necessità che questi congedi, chiamiamoli così, siano condivisi tra madri e padri perché non dobbiamo disincentivare la presenza della donna nel mondo del lavoro. Sia la modalità di erogazione sia la tipologia del congedo – ha proseguito Bonetti – sono allo studio tecnico, ma i provvedimenti riguarderanno sia dipendenti pubblici e privati, sia autonomi“.

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