Come contrastare il fenomeno dei NEET? I giovani a teatro imparano a orientarsi

life coach

Un centro per i Neet, uno spettacolo di beneficenza per parlare del difficile rapporto tra genitori e figli, e delle situazioni nella crescita dei giovani. Si è svolto ieri l’incontro “Genitori oggi: dall’autorità perduta all’educazione creativa” al Teatro San Paolo di Roma che ha visto coinvolti i coach di Aicp Italia e molti protagonisti giovani.

Sperimentazioni, domande, nuove tecniche educative: sono stati questi i punti salienti dello spettacolo promosso dal coach Luca Santichieri che ha portato sul palco anche diversi ragazzi vittime di bullismo narcisista nell’ambito scolastico.

Anche il Corriere dell’Università c’era, e ha voluto intervistare Angela Mammana, Life e Teen Coach di Aicp Italia. Al centro del discorso il nuovo progetto, chiamato Future Lab, che si propone di lavorare per i Neet ( i giovani che non studiano né lavorano), il cui numero in Italia sta crescendo sempre di più.

“L’idea del centro nasce dal lavoro decennale di Luca Stanchieri  e della Scuola Italiana di Life e Corporate Coaching con adolescenti e genitori in tutta Italia.  La domanda di coaching da parte delle famiglie è crescente, in quanto viviamo in un periodo storico di forti cambiamenti, in cui alcuni paradigmi sono saltati e la famiglia primo nucleo educativo e di formazione della persona si trova ad affrontare sfide  sempre più complesse”.

“Le problematiche scolastiche sono diventate causa di forti conflitti tra genitori e figli, i ragazzi si trovano di fronte infiniti stimoli ma spessissimo non hanno progetti di vita anzi il futuro è fonte di preoccupazione – continua la Mammana. Davanti alla complessità si rinuncia. Il coaching punta alla realizzazione, fa emergere dalla creatività della persona e dalle sue potenzialità le risposte a tutto ciò. Nel centro si può trovare un team di Coach che lavora in modo parallelo e integrato con genitore e figli. La novità del Centro sta nell’approccio alla persona, si guarda alle potenzialità anziché alla patologia, si sviluppano i punti di forza, le competenze, relazioni forti. L’obiettivo è allenare gli adolescenti , far emergere il loro progetto di vita e felicità per contrastare il fenomeno sempre più diffuso dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano)”.

 Ma lavorando con i giovani cosa colpisce maggiormente un coahc? “Ci sono due grandi potenzialità che accomunano gli adolescenti – racconta Mammana- : “la capacità d’amare” e “ l’integrità”, questo risuona forte fin dal primo momento in cui li incontro!”.

E questi ragazzi hanno ancora un sogno nel cassetto? “I loro sogni vanno ricercati, esplorati, spessissimo il sogno-progetto di vita è proprio obbiettivo ultimo del percorso di coaching”.

Tornando allo spettacolo, perché si è scelta la forma del teatro? “Il teatro è un luogo in cui da sempre si è trasmessa conoscenza… in particolare si utilizza l’ironia e la sdrammatizzazione per parlare di temi e dinamiche che normalmente appesantiscono la famiglia, per uscire fuori dal dramma e guardare insieme le situazioni e le relazioni con nuove chiavi di lettura”.

Giovani che non studiano e non lavorano. Ma com’è possibile contrastare concretamente questo fenomeno? “Il centro nasce in particolar modo per contrastare il fenomeno dei NEET, tanti degli adolescenti da noi seguiti lo sono o lo sono stati. Sosteniamo che la rinuncia e lo scoraggiamento dei NEET sia anch’essa una modalità di “rivolta passiva”, bisogna trovare la giusta leva per trasformare la passività in attività, la rinuncia in rilancio. Questo è possibile allenando la “speranza” come capacità progettuale e di raggiungimento degli obiettivi attraverso l’utilizzo delle potenzialità personali”.

Raffaele Nappi

Foto di Valeria Buccilli

 

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