Cervelli in fuga? No grazie. Carolina, Andrea e Stefano tornano in Italia

cervelli in fuga

A volte ritornano: anche i cervelli in fuga. E’ il caso di tre ricercatori toscani rientrati in Italia, e precisamente nella natia Pisa, grazie al programma Rita Levi Montalcini”, promosso dal Miur a partire dal 2012. Così Carolina Pagli, Stefano Bolognesi e Andrea Lamorgese hanno deciso di lasciare i loro impieghi all’estero, alcuni dei quali erano garantiti dai tanto sospirati contratti a tempo indeterminato, per tornare a fare ricerca all’ombra della famosa Torre pendente.

“Avevo voglia di far ricerca nel mio Paese – conferma Carolina, brillante ricercatrice di vulcanologia – e il cosiddetto posto fisso, che avevo appena raggiunto (la scienziata aveva da poco firmato un contratto a tempo indeterminato con l’Università di Plymouth, ndr), non mi ha convinta a restare in Inghilterra. Ogni tanto, è vero, mi sveglio la mattina e mi chiedo chi me l’ha fatto fare. I miei amici mi prendono per pazza. Ma sono felice di tornare a casa”.

Insieme alla vulcanologa, hanno deciso di rientrare in patria il fisico teorico Stefano Bolognesi dalla Durham University (UK) e Andrea Lamorgese è adesso al dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’università di Pisa.

“A differenza di Carolina – afferma Stefano Bolognesi – non mi tratteneva là (presso l’Ateneo di Durham, ndr) un contratto a tempo indeterminato. A convincermi a tornare in Italia è stata la qualità del progetto di ricerca. Un’opportunità davvero importante per me”.

Tre cervelli in fuga rimpatriati che fanno parte di quella piccola squadra, 24 scienziati in tutto, che, grazie al programma ministeriale, hanno potuto riportare in Italia il loro talento e le loro conoscenze.

Tuttavia il problema rimane: il nostro Paese non solo continua a perdere i suoi migliori scienziati, ma non riesce nemmeno ad attirare i ricercatori stranieri. Nel 2012, ad esempio, quando il Miur decise di lanciare il call per far rientrare in Italia i cervelli fuggiti via, il saldo tra ricercatori in entrata e quelli in uscita era pari a un desolante – 13%.

D’altra parte, i ragazzi che hanno deciso di rientrare avranno, in futuro, qualche difficoltà a rimanere in Italia: il programma “Rita Levi Montalcini”, infatti, prevede collaborazioni di breve durata che possono arrivare al massimo a tre anni e non possono essere rinnovate.

Speriamo allora che il buon esempio e l’entusiasmo mostrato da questi ragazzi incentivino, se non altri studiosi a scegliere l’Italia, quantomeno il Miur e il Governo a stanziare fondi e programmi più consistenti per fare si che scienziati, italiani e non, possano guardare al nostro Paese come una vera terra di opportunità.

 

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