Censis: "Da rifare 8 atenei su 10"

polliceverso.jpg“Gran parte dell’università italiana (l’80% degli atenei) è da rifare e i ricercatori bravi sono autodidatti. Bisognerebbe puntare sul 20% dell’università che funziona per ottenere una metamorfosi generale”. Questo il ritratto dell’università italiana fatto dal direttore generale del Censis, Giuseppe Roma, intervenuto alla manifestazione “Eccellenze 2008” con la quale l’Enea ha premiato i suoi migliori ricercatori. Tanti i temi “caldi” affrontati nel corso della manifestazione.
Missione disattesa. “L’università – ha detto Roma – ha abdicato le sue funzioni di servizio e missione verso le nuove generazioni, non li accompagna più dall’età giovanile a quella adulta e non dà più gli strumenti critici per formare professionalità e intelligenze”.
Disorganizzazione e baroni. Le criticità sono soprattutto organizzative, secondo Roma ma “l’università non manca di frustrare le scintille che i giovani vorrebbero avere con il sadismo utilitarista di docenti che hanno l’unico obiettivo di fare carriera. Per fortuna – ha proseguito – ci sono anche delle isole felici (circa il 20%) e dei docenti coscienziosi”.
Ricerca sottofinanziata. Il dg del Censis ha anche criticato il “tormentone” attuale che insiste sulla carenza di fondi alla Ricerca: “È vero che mancano i finanziamenti – ha detto – ma mancano anche i ricercatori. È il capitale umano che fa la differenza, non solo i soldi. In Italia abbiamo pochissimi ricercatori perché li esportiamo”.

Cervelli in fuga.
Per Roma, “va rivisto il numero dei ricercatori in Italia, nelle Università abbiamo 37 mila ricercatori contro i 71 mila della Germania, i 66 mila della Francia e i 55 mila della Spagna. Se poi guardiamo ai ricercatori extrauniversitari, in Italia sono 47 mila contro i 211 mila della Germania, i 138 mila della Francia e i 161 mila della Spagna. I numeri ci dicono che il nostro Paese deve potenziare e valorizzare i suoi cervelli”.

Poche isole felici.
“Per fortuna non mancano le isole di eccellenza e i docenti coscienziosi che pensano all’alta formazione”, sottolinea ancora il direttore generale del Censis che lancia una proposta: “Bisogna ritornare ad un’articolazione di Università di interesse internazionale e nazionale e su queste puntare la nostra attenzione, le nostre politiche, i nostri soldi”.

Manuel Massimo

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