Carta o digitale? Come si preparano gli studenti universitari? Ecco il rapporto AIE

Studente-stressato

Carta o digitale per studiare all’Università? Domanda “da vecchi”, gli universitari li usano già entrambi. Ciò che cambia è come studiano non su cosa. Se vogliono imparare davvero cercano dappertutto, tra i libri e sul web. Se sono interessati a minimizzare gli sforzi rispetto all’esame, usano quel che è più funzionale. Certo è che metà degli studenti che hanno partecipato a questa indagine vogliono approfondire.

E’ uno spaccato positivo quello che emerge dall’indagine presentata oggi dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Roma e che mappa come gli universitari studiano usando supporti diversi: condotta da AIE, in collaborazione con Consiglio Universitario Nazionale (CUN), Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), ha interessato gli oltre duemila studenti universitari tra i diciotto e trent’anni che hanno partecipato al concorso è-book, all’interno del Maggio dei libri.

Cosa ne emerge? Il discrimine non è tra carta e digitale ma tra chi studia per apprendere e chi studia per passare gli esami. I primi, infatti, in base ai dati dell’indagine, usano di tutto, non fanno distinzione tra carta e digitale. Quel che conta è il contenuto. I secondi tendono a semplificare, talvolta – pragmaticamente – anche loro senza distinguere tra carta e digitale, talvolta concentrandosi sul digitale come strumento ottimo per “il minimo sforzo” (e forse il minimo futuro…).

Il digitale quindi integra o sostituisce? Integra (a parte il fenomeno-slides): le slides di lezione e le risorse web consigliate dal docente sono le uniche modalità di studio che risultano essere (almeno in parte) sostitutive e non integrative dei manuali, che restano comunque lo strumento principale per lo studio. Sono anche correlate con uno studio più superficiale: chi si concentra su queste fonti poi non approfondisce, né su carta, né su digitale.

I 5 identikit di chi studia oggi all’università: gli studenti sono stati classificati in cinque categorie, sulla base delle modalità prevalenti di studio.

Gli Onnivori, che usano di tutto e per fortuna sono la categoria più numerosa (quasi 4 studenti su 10 di quelli che hanno partecipato all’indagine oggi sono così), gli Esploratori, che arricchiscono con approfondimenti autonomi (su web o libri) e sono il 13% (insieme agli Onnivori rappresentano la metà degli studenti del campione). I Tradizionalisti, che tendono a usare poco le tecnologie, concentrandosi soprattutto sullo studio del manuale. I Pragmatici, che usano un po’ tutte le fonti che aiutano a passar gli esami, a partire dai manuali, ma non approfondiscono per proprio conto. E poi ci sono i Minimalisti, gli unici a usare meno i manuali, sostituiti da slide o fonti web del docente: quasi due universitari su 10 tra quelli che hanno partecipato all’indagine oggi studiano così.

“I dati e l’indagine – ha sottolineato la presidente del Gruppo accademico professionale di AIE Mirka Daniela Giacoletto Papas – ci confermano che è venuto il momento di smettere di discutere se i libri di studio devono essere di carta o digitale per tornare a parlare dei contenuti e dei modi migliori per stimolare i ragazzi ad approfondire, a non accontentarsi del minimo, perché “Il futuro è nei libri che leggi” come ci dice lo slogan bellissimo del vincitore dell’edizione 2013 di è-book Matteo Zocchi. E, aggiungo, possono benissimo essere libri digitali. Carta e digitale appaiono come elementi naturali del paesaggio in cui i nativi digitali si muovono. Non li vedono in contrasto. Li usano entrambi, secondo le occasioni e le finalità del momento. Per gli editori è forse questo il messaggio principale che viene dall’indagine: come gli studenti “onnivori” delineati dalla ricerca, dovremo utilizzare tutte le possibilità che le tecnologie ci offrono. Ragionando su ciò che più è utile agli studenti”.

Scarica la Sintesi del rapporto AIE

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