Brunetta e i "cosiddetti" precari

brunettachigi.jpgLa terminologia utilizzata per riferirsi a un determinato tema, di per sé, già dice molto su come la si pensa in proposito: il lessico del ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta non contempla la parola “precari”, lui preferisce chiamarli “lavoratori atipici flessibili”, e quando proprio non può fare a meno di utilizzare la dicitura ormai entrata nella vulgata mediatico-politica la fa precedere da “cosiddetti”. Stamattina a Palazzo Chigi conferenza stampa congiunta di Brunetta con la titolare del Miur Mariastella Gelmini per relazionare su alcuni temi di stretta attualità: la diminuzione delle assenze degli insegnanti, le misure per l’assorbimento dei precari nella scuola e la razionalizzazione dei corsi di laurea.
Le cifre snocciolate da Brunetta (presente, per sua stessa ammissione, come “supporto metodologico” al ministro Gelmini) sembrano delineare un trend positivo: “Nel primo bimestre del 2009 le assenze per malattia nella scuola sono calate del 32,45% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. Dunque su base annua il provvedimento sulle assenze per malattia – per mancata sostituzione con le supplenze – secondo le previsioni farà risparmiare al mondo della scuola dai 200 ai 250 milioni di euro: una cifra che potrà essere reinvestita per innescare – nei desiderata dei ministri – un circolo virtuoso all’insegna dell’efficienza e della qualità.
Secondo un emendamento che sarà presentato a giorni dal ministro Brunetta, nella Pubblica Amministrazione si dovrà andare in pensione dopo 40 anni di anzianità contributiva e non più dopo 40 anni di servizio. Questo, per il comparto della scuola, significa che nel 2009 invece di 1.500 docenti ne andranno a riposo 9.000 e invece di 1.000 unità di personale Ata ne saranno collocate in quiescenza 2.000. Una manovra che il ministro Gelmini auspica porti “un maggiore spazio per i precari”, peraltro favorita da un aumento delle domande di pensionamento: già quest’anno quasi 32 mila insegnanti hanno chiesto di andare in pensione, 12 mila in più dell’anno scorso, e 8 mila richieste di pensionamento sono state presentate dal personale Ata (lo scorso anno furono 6 mila). “Per questo – sottolinea la Gelmini – con 32 mila pensionamenti i 42 mila posti in meno per i precari previsti a inizio anno si riducono notevolmente”.
Ma quanti sono in definitiva i “precari veri” nel mondo della scuola? Bisogna armarsi di calcolatrice e compiere più di un’operazione, il risultato lo comunica direttamente il ministro Gelmini: “I precari iscritti nelle graduatorie a esaurimento sono 558.316, ma con persone iscritte in più graduatorie. Quindi, se vogliamo contare esattamente il numero delle persone precarie e non i posti, i precari risultano essere 268.000. Nell’anno scolastico 2008-2009, però, i precari che hanno prestato servizio nelle scuole sono stati 130.000. Quindi noi conteggiamo come precari 130.107 che sono i supplenti che hanno avuto una supplenza annuale o fino al 30 giugno”.
Per quanto riguarda l’università, infine, la Gelmini ribadisce la ferma intenzione di ridurre i corsi del 20%, andando a tagliare quelli meno gettonati e quelli che non garantiscono un buon inserimento nel mercato del lavoro, questo – però – a partire dal prossimo anno accademico. Con molteplici obiettivi: disattivare i percorsi formativi non essenziali, rendere più razionale l’organizzazione delle attività didattiche per offrire agli studenti didattica di qualità. “In questi anni – sottolinea la Gelmini – si è assistito a una proliferazione dei corsi di laurea non sempre motivata da reali esigenze del mercato del lavoro”.
A margine della conferenza stampa il ministro Brunetta a chi gli faceva notare che nella scuola la protesta sta montando – come dimostrano i fatti di ieri alla Sapienza, in occasione dello sciopero indetto dalla Flc-Cgil – l’inquilino di Palazzo Vidoni rispondeva senza battere ciglio: “Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte dell’associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l’Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia. L’Onda non l’ho vista nelle recenti elezioni degli studenti – ha insistito Brunetta – quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri”. Un’espressione infelice che ricorda molto da vicino la “picconata” del presidente emerito Francesco Cossiga di qualche mese fa sulla protesta.

Manuel Massimo

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