A settembre 57mila nuovi docenti. Ma resteranno vuote ancora 100mila cattedre

Un’infornata di assunzioni come non si vedeva da quella straordinaria del 2015. Quasi 70mila nuove immissioni in ruolo, che non riesce però a debellare l’incubo delle supplenze e dei posti vacanti. Infatti sono decine di migliaia le cattedre scoperte per il sostegno, migliaia di uffici di presidenza e di posti da direttore amministrativo. Oltre ai vecchi problemi legati alle classi di concorso esaurite, come matematica o lingua spagnola, per cui risultano introvabili i docenti da assumere. Anche quei posti potrebbero andare a supplenza tra coloro che, pur avendo l’abilitazione, restano nelle graduatorie di istituto e non possono essere assunti. Da qui al 31 agosto il Ministero dell’istruzione dovrà riuscire a incastrare tutti i tasselli di un puzzle decisamente complicato.
 


Per l’inizio del nuovo anno scolastico infatti il Miur ha chiesto al ministero dell’Economia 57.322 assunzioni per i docenti, tra questi circa 44mila dovrebbero essere destinati ai posti cosiddetti comuni e i restanti 13mila circa andrebbero al sostegno. Entro la fine del mese dovrebbe arrivare il decreto e la ripartizione dei contingenti per regione, per provincia e per insegnamento. A questi si aggiungono 9.838 posti per gli ausiliari, tecnici e amministrativi e 212 posti per i dirigenti scolastici. Per un totale di 67.372 nuove assunzioni: un numero assolutamente corposo di immissioni in ruolo, superato solo dagli oltre 90mila del piano straordinario di assunzioni del 2015. Ma nonostante i grandi numeri, anche quest’anno arriveranno in cattedra decine di migliaia di supplenti.
«A cominciare dal sostegno – spiega al Messaggero Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – i posti sono molti di più dei 13 mila che si andranno a coprire, sono almeno il triplo visto che le deroghe superano quota 40 mila. Con pesanti conseguenze non solo per i docenti ma anche per gli studenti: viene a saltare infatti ogni anno la continuità didattica a discapito di quei ragazzi che più di altri ne hanno bisogno». Anche sui posti comuni i supplenti saranno decine di migliaia: considerando che quest’anno andranno in pensione circa 35mila docenti, delle 57mila assunzioni ne restano quindi 22mila destinate a “nuove” cattedre di ruolo ma, ogni anno, le cattedre date a supplenza sono quasi 100mila. Sono 80mila quindi i posti che rimarranno scoperti.
Le assunzioni dei 57mila riguarderanno per il 50% i docenti delle graduatorie di merito e per il 50% quelli ad esaurimento: se nelle graduatorie non ci sono i docenti necessari per le specifiche classi di concorso, si andrà a chiamare i candidati dalle nuove liste di merito del concorso regionale riservato ai docenti abilitati della scuola superiore ma solo se le liste saranno pronte entro il 31 agosto. A rischio quindi le cattedre cosiddette “introvabili” come matematica e lingua spagnola, e non solo per motivi di tempo: al concorso regionale per abilitati, infatti, hanno aderito solo 40mila dei 100mila docenti abilitati non di ruolo. Non è certo, quindi, che tra questi ci siano proprio le classi di concorso che servono di più.
Se non ci sono da assumere, si daranno in supplenza. Resta poi in piedi il problema dei presidi reggenti: le 212 assunzioni in programma non possono sanare quel buco di 1800 presidi mancanti: nell’anno scolastico 2017-2018 sono state infatti 1800 le scuole date in reggenza, a cui mancava un preside, per un totale di 3600 scuole con un dirigente a metà. Si dovrà resistere ancora un anno visto che lunedì 23 luglio partirà il “concorsone” per i presidi: 2.452 posti. Chi un concorso ancora lo attende invece sono i direttori dei servizi generali amministrativi: nell’anno scolastico 2017-2018 i posti vacanti e disponibili per i Dsga erano ben 1.700, su un totale di poco più di 8mila scuole. Ma da settembre l’emergenza è destinata a crescere raggiungendo quota 2.400: uno su tre resta vacante.

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