A Roma la fiera dell’editoria, ieri dibattito tra esperti

Roma ospita in questi giorni l’undicesima fiera del libro. La manifestazione, ricca di eventi, ha coinvolto scuole, giornalisti e professionisti del settore. La situazione del libro è sotto gli occhi di tutti; le difficoltà colpiscono sia i giganti del mercato che le piccole realtà. In alcuni casi gli incontri si sono rivelati dai toni molto accesi, come accaduto nella tavola rotonda “Quale pluralismo in un mercato che sta cambiando”. Editori e librai si sono scontrati, non senza qualche parola grossa, sulle diverse visioni della crisi e delle soluzioni per uscirne. Anche il Corriere dell’Università c’era.

Ad aprire l’incontro è stato Michael Healy, direttore esecutivo Copyright Clearance Centre, che ha presentato il suo studio in merito al cambiamento della figura dell’editore, esaminando la situazione del mercato statunitense. “Oggi si legge e si compra in maniera completamente diversa. Basti pensare che negli Stati Uniti il 70% dei libri viene acquistato on line. Amazon, in questo campo, detiene il 50 % delle vendite, prendendosi il ruolo di gigante, in una posizione sicuramente poco sana per il mercato. Anche l’ingresso di Google lascerà dei segni importanti; in una situazione del genere ad essere penalizzati sono sicuramente gli editori indipendenti”.

Ad accendere il dibattito è stata la ricerca sui dati di mercato dell’editoria, presentata da Monica Manzotti, da parte dell’azienda Nielsen. “Per il 2012 si parla di un calo del 7-8 %. Siamo in un periodo in cui anche il prezzo medio delle novità sta calando. Il dato che sicuramente conforta è quello dei best seller: quest’anno, grazie al fenomeno delle “50 sfumature” e di “Fai bei sogni” il mercato si è tenuto su. Questi quattro libri rappresentano da soli il 3,8 % delle vendite!”

La risposta non si è fatta attendere, ed è arrivata da Luca Telese, direttore di Pubblico. “Per me quei dati sono assolutamente falsi, truccati. Oggi siamo di fronte a un mercato drogato. I supermercati vendono solo le “50 sfumature”, ma per me quelli non sono libri! Se togliamo il valore di quei 4 libri il mercato crolla. I dati reali parlano di un calo del 30-35 % per l’editoria. Sono dell’idea che il sistema stesso sia stato costruito per distruggere i librai, proprio come accade con la pesca a strascico. Una legge ridicola (la legge Levi ndr) consente, infatti, alle grandi catene di fare sconti fino al 25 % sistematicamente. In questo modo il libraio, che ha diritto al 28% di sconto quando acquista un libro, muore. Con una situazione così entro cinque anni ci saranno solo drugstore!

È davvero impossibile andare avanti per un libraio. E nemmeno gli e-book vendono poi così tanto. A mio avviso, per dare una svolta immediata al settore, bisognerebbe vietare qualunque tipo di sconto alle catene. Voglio ricordare che il libro è catena di libri. Se si vendono solo le classifiche cade il sistema”.

Raffaele Nappi

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