A lezione con Leopardi

Presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli inizia oggi il “Corso di Perfezionamento e Alta Formazione in Ermeneutica Leopardiana”

Parte oggi il primo ciclo del Corso di Perfezionamento e Alta Formazione in Ermeneutica Leopardiana. Organizzato dalla facoltà di Lettere dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli in collaborazione con il Centro Nazionale Studi Leopardiani e l’Ente Ville Vesuviane si svolgerà dal 17 aprile al 28 maggio. L’incontro sarà aperto da Francesco De Sanctis Magnifico Rettore dell’ateneo, Fabio Corvatta presidente del Centro di studi leopardiani e Mauro Giancaspro direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli.
“Si tratta di un corso assolutamente innovativo nell’ambito del panorama accademico nazionale che si inserisce in un percorso di studio e di ricerca che il nostro Ateneo porta avanti da anni e che è culminato con l’istituzione di una cattedra ad hoc proprio di ermeneutica leopardiana”. Queste le parole di Emma Giammattei, preside della facoltà di lettere del Suor Orsola che, con Nicola De Blasi docente presso l’Università degli studi di Napoli Federico II e Alberto Folin membro del comitato scientifico del centro nazionale di studi leopardiani, parteciperà alla discussione di oggi sul tema “Leopardi e l’italianità: il momento storico, politico, ideologico”.
Scopo del corso è affiancare alle competenze necessarie per comprendere l’opera leopardiana uno spazio di lettura e analisi in grado di favorire un dialogo tra studiosi e allievi, anche nella prospettiva di un aggiornamento rivolto ai docenti di materie letterarie degli istituti secondari di primo e di secondo grado.
Giacomo Leopardi, recanatese di nascita, vanta un forte legame con Napoli, dove si trasferì nell’ultimo periodo della sua breve vita. La città partenopea segna, infatti, una tappa fondamentale nella sua poesia: trova nella Sirena Parthenope la musa ispiratrice delle sue migliori espressioni artistiche. Qui, nel Parco Vergiliano a Piedigrotta, sono conservate anche le spoglie del poeta dalla “favilla divina” come scrisse nel suo necrologio Antonio Ranieri, scrittore italiano ottocentesco.

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