Salute, le abitudini degli studenti

LE INTERVISTE. Roma, Napoli e Firenze. Le abbiamo attraversate per voi per vedere come studenti e fuorisede provvedano quotidianamente alla loro salute. E tra una regione e l’altra c’è chi si affida ad internet e chi guarda con un pò di perplessità all’automedicazione.

Roma. Marta Bonucci è una delle migliaia di fuorisede della Sapienza. “Quando ne ho avuto bisogno – ci racconta – mi sono sempre rivolta al farmacista o alla guardia medica”. Se ci fosse, pensi che ti rivolgeresti ad un servizio di medico di famiglia temporaneo? “Ne usufruirei, altroché”. Quando hai fatto automedicazione, che tipo di farmaci hai usato? “Soprattutto farmaci generici, tipo aspirina, tachipirina, e simili”. Tutti a pagamento, quindi. E hai mai fatto riferimento a siti on-line di automedicazione? “No, non guardo mai internet per consigli di tipo medico; preferisco il consiglio di un farmacista”. Ti è mai venuto in mente di rivolgerti al tuo Ateneo per bisogni di tipo medico? “So per certo che la Sapienza offra un servizio di counseling psicologico, ma non mi sono mai informata in merito ad eventuali servizi di assistenza sanitaria”. Quindi, non ci hai mai nemmeno provato. “No, direi di no, non mi è nemmeno passato per la testa. Perché, li offre?”.
Napoli. Veronica Martullo è una delle tante studentesse fuori sede d’Italia, vive a Vietri sul Mare in provincia di Salerno e studia a Napoli presso l’Università “L’Orientale”. “Come tante mie compagne non ho la residenza a Napoli e di conseguenza non ho un medico ad assistermi. Quando sto male o quando ho bisogno di una prescrizione per medicinali devo mettermi in treno e tornare a casa!” Purtroppo capita spesso di ricorrere ai metodi “fai da te” come, ad esempio, chiedere consiglio ad un’amica, consultare siti internet e forum di medicina per riconoscere una somiglianza con i sintomi dell’ultimo utente che ha lasciato un post e così via. “Sinceramente non mi sono mai chiesta se la mia università ha un servizio alternativo per i fuori sede anche perché ormai, giunta al 3° anno, mi sono abituata al viaggio casa – università. Ciò non toglie che sarebbe davvero utilissimo per gli studenti come me avere una sorta di medico d’ateneo che provveda alle esigenza di routine di tutti gli iscritti”. 
FIRENZE. Nome. “Joselia”. Sei nata in… “Sicilia, a Gela”. A Firenze da anni. Qualche volta ti sarai ammalata… “Certo”. E come ti sei curata? “Non ho mai pensato al medico di famiglia temporaneo: con i traslochi a ripetizione è complicato”. E allora, come hai fatto? “Più che altro, mi son fatta consigliare dai farmacisti”. Quindi, farmaci da banco, pure a pagamento. Quando non bastavano? “Mi son rivolta alla Guardia medica”. Orari scomodi… “Eh, bisogna aspettare le otto di sera”. Il che, sentendosi poco bene, non è il massimo. E poi, non è un servizio d’emergenza? “Sì, difatti una volta ho trovato un medico particolarmente zelante che mi ha fatto pure pagare il ticket”. Internet? “No, mai usato”. Cioè: non hai mai fatto automedicazione in base a siti on-line? “No, mai”. Che voto dai alla sanità toscana? “Da siciliana, la sanità toscana è un paradiso: includente, accogliente e preparata”. Hai mai pensato di rivolgerti all’Ateneo? “No, mai. Il primo anno, nella guida per lo studente, c’era la menzione di un servizio psicologico. Non ho mai saputo d’altro…”.

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