Voto ai fuorisede, riparte in Parlamento l’iter della legge: “Obiettivo è approvarla prima delle elezioni politiche del 2023”

Entro la prossima primavera gli studenti universitari fuorisede potrebbero votare senza necessariamente tornare nel proprio comune di residenza: è l’impegno preso dalle forze di maggioranza per approvare la legge che consente il voto a distanza. Una novità che metterebbe fine anche alle spese (60 milioni di euro negli ultimi anni) per garantire gli spostamenti pre elettorali. Le difficoltà però non sono poche.

L’obiettivo è quello di approvare la legge entro la fine della legislatura e quindi permettere finalmente il voto ai fuorisede (soprattutto studenti universitari) per le prossime elezioni politiche del 2023. È ripartito in Commissione Affari costituzionali della Camera l’esame della proposta di legge sul voto ai fuorisede, natada un testo redatto dai costituzionalisti Salvatore Curreri e Roberto Bin su iniziativa degli studenti e ricercatori calabresi del Collettivo Valarioti, poi depositato alla Camera dal presidente della Commissione Giuseppe Brescia (M5s).

La proposta di legge si era bloccata a maggio del 2021 per le difficoltà tecniche sollevate dal Ministero dell’Interno. A fine mese ci dovrebbe essere un’audizione del ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, che ha istituito una Commissione di studio sull’astensionismo, all’interno della quale si discute anche del voto di studenti e lavoratori fuorisede. “Il nostro obiettivo – ha detto la capogruppo del M5S Vittoria Baldino – è approvare la legge entro la legislatura per consentire a tutti di esercitare il diritto di voto. Negli ultimi 15 anni lo Stato ha speso 60 milioni per i rimborsi dei biglietti di treni e aerei, ma in molti hanno comunque dovuto rinunciare a raggiungere il comune di residenza per votare. Se ci sono delle resistenze tecniche noi dobbiamo trovare la soluzione normativa per superarle. Serve un colpo di reni da parte del Parlamento”.

Le difficoltà però per concedere finalmente la possibilità di voto “a distanza” per i fuorisede non sono poche. A sottolinearle è stato il sottosegretario Ivan Scalfarotto: “Il Ministero ha il dovere di far rilevare le difficoltà costituzionali e tecniche delle diverse proposte concrete che vengono avanzate. La Costituzione dice che il voto è personale, eguale, libero e segreto: se una delle proposte pone in discussione uno di questi aggettivi, il Ministero lo deve far rilevare, poi è pronto a collaborare per trovare le soluzioni idonee. Per esempio, la proposta di legge prevedeva di far viaggiare le schede: questo comporta un ritardo dello spoglio di 24 ore, ma la tempestività non è un problema costituzionale che la politica può decidere di ritenere superabile. Però se in una piccola città universitaria c’è un solo studente di Benevento, il voto di quella scheda che torna nella sua città può essere identificato e diventare non segreto? Queste problematiche dobbiamo farle rilevare” ha concluso Scalfarotto.

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