“Vecchio”, femminilizzato e orgoglioso: ecco il corpo docente italiano secondo il rapporto OCSE TALIS

rapporto ocse talis

Il corpo docente italiano è quello più anziano d’Europa: questo uno dei dati emersi ieri, alla presentazione, a Parigi, del rapporto OCSE TALIS (Teaching and Learning International Survey), sulla condizione degli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado e secondo grado (TALIS 2013 results. An international perspective on teaching and learning).

Uno studio quinquennale, sulla base dei dati raccolti in 30 diversi Paesi europei: 106 mila i docenti coinvolti, il tutto per capire quale sia lo stato (i diversi stati, in realtà) degli insegnanti in Europa e quali siano i provvedimenti e le strategie da seguire per garantire agli studenti del prossimo futuro un corpo docente all’altezza, così come chiarito dal segretario generale dell’OCSE, Angel Gurria: “Sappiamo che la formazione scolastica è il fattore più equalizzante in una società, per cui la maggiore sfida è per noi quella di fornire a tutti gli insegnanti le abilità e gli strumenti di cui necessitano, per offrire efficaci opportunità di apprendimento ai loro studenti”.

Ecco in sintesi alcuni dei dati principali del rapporto OCSE TALIS:

Il corpo docente più anziano d’Europa, ma anche quello con più esperienza – Nell’ambito dei 33 paesi TALIS, l’Italia detiene il primato della classe insegnante più anziana (6 anni in più rispetto alla media TALIS). Alla maggiore anzianità media fa da contrappeso un maggior patrimonio di esperienza professionale. Gli insegnanti italiani hanno in media 20 anni di esperienza di insegnamento.

Più insegnanti donne che uomini – Il corpo insegnante italiano è decisamente più femminilizzato rispetto alla media internazionale. Con il 79% di donne insegnanti, l’Italia si colloca al quinto posto nella graduatoria complessiva del tasso di femminilizzazione. Se poi si considerano solo i paesi più industrializzati, il corpo docente italiano è quello più femminilizzato.

Laureati sì, ma senza specializzazione per l’insegnamento – In linea con gli altri paesi, la maggior parte dei nostri docenti ha condotto studi di livello universitario. Più distante dalla media internazionale, invece, il dato che si riferisce alla formazione specifica finalizzata all’insegnamento (79% Italia vs 90% nei Paesi TALIS). Inoltre, una quota consistente dei nostri docenti di secondaria di I grado è entrata nell’insegnamento senza aver ricevuto una specifica formazione nella pratica didattica in una o più delle materie insegnate (52% Italia vs 11% Paesi TALIS).

Orgogliosi del proprio lavoro e dell’impatto che hanno sugli studenti, anche se spesso la società non valorizza abbastanza il ruolo dell’insegnante – L’87 % dei docenti Italiani di secondaria di I grado ha fiducia nelle proprie capacità di saper motivare gli studenti che hanno scarso interesse per le attività scolastiche (70% Paesi TALIS, 71% Paesi UE); il 98% sente di saper portare gli studenti a credere nelle loro capacità di raggiungere buoni risultati (86% Paesi TALIS). La grande maggioranza degli insegnanti italiani (94%) afferma che tutto sommato è soddisfatta del proprio lavoro (91% media Paesi TALIS).

In contrasto con queste dichiarazioni, l’88% degli insegnanti italiani percepisce che l’insegnamento è scarsamente valorizzato nella società (69% Paesi TALIS, 81% Paesi UE), percezione condivisa dal 92% dei nostri dirigenti scolastici (56% Paesi TALIS). Invece, in Finlandia, nei Paesi Bassi, Singapore e Alberta (Canada) una percentuale tra 40-68% dei docenti sente che l’insegnamento è adeguatamente valorizzato. Questa percezione negativa sembra diminuire allorché aumenta la partecipazione degli insegnanti ai processi decisionali a livello di scuola.

Poco sostegno e scarsi incentivi per la partecipazione ad attività di sviluppo professionale – La partecipazione alle attività di sviluppo professionale degli insegnanti italiani in TALIS 2013 è una delle più basse tra i paesi partecipanti all’indagine (75% Italia, 88% media TALIS), con un calo di 10% punti percentuali rispetto al 2008. Altrettanto bassa la percentuale dei docenti che riportano di aver potuto usufruire di opportunità di sostegno allo sviluppo professionale nel periodo di riferimento. Tra gli ostacoli alla partecipazione, il problema della mancanza di incentivi è avvertito da oltre l’80% dei docenti.

La formazione sulle TIC è diventata una questione di assoluto rilievo per gli insegnanti italiani. E’ ai primi posti nelle attività di sviluppo professionale svolte nei 12 mesi precedenti l’indagine. E’ uno dei bisogni formativi più segnalati dai docenti, sia con riguardo alle competenze per l’uso didattico di queste tecnologie, sia per l’uso delle TIC nel contesto lavorativo.

Eppure una didattica nuova si costruisce tramite la crescita professionale – I docenti italiani, pur utilizzando un’ampia gamma di metodi di valutazione degli studenti, in modo simile ai colleghi dei Paesi TALIS, ricorrono prevalentemente all’interrogazione davanti a tutta la classe come principale modalità di valutazione degli studenti (80% Italia, 49% Paesi TALIS).

L’appartenenza attiva a una rete d’insegnanti come opportunità di sviluppo professionale può essere un modo per favorire l’uso di diverse pratiche di insegnamento. Gli insegnanti italiani che hanno partecipato a queste attività di networking sono risultati più propensi a utilizzare le TIC e a far lavorare gli studenti su attività progettuali.

Non a caso, secondo l’OCSE, l’insegnate del futuro deve essere necessariamente informato sui risultati delle ultime ricerche in fatto di innovazione pedagogica e apprendimento, nonché aperto alle ultime innovazioni tecnologiche. “Perché questo sia possibile, c’è bisogno di agevolare l’accesso per i docenti ad aggiornamenti professionali altamente qualificanti – spiegano gli analisti dell’OCSE- ma aprire l’accesso non basta. Ci vuole un maggiore sostegno sia economico sia pratico, che incentivi la partecipazione”.

Chi valuta i docenti? In Italia, più diffusa la valutazione informale di quella regolamentata – In Italia si conferma che non sono praticati sistemi di valutazione formale del lavoro degli insegnanti. Solo il 30% degli insegnanti lavora in scuole dove i dirigenti riportano la pratica di una qualche valutazione formale (vs il 93% dei docenti dei Paesi TALIS). Oltre all’Italia sono privi di sistemi di valutazione anche Finlandia e Svezia.

A livello informale, il 57% dei docenti dichiara di aver ricevuto una qualche forma di feedback da una o più fonti nella scuola in cui lavorano (vs 88% dei docenti dei Paesi TALIS)

Docenti italiani lavorano in scuole di grandi dimensioni e con “troppi” alunni –  I docenti italiani lavorano in scuole di dimensioni mediamente più grandi rispetto alla situazione tipo dei paesi TALIS. A fronte di queste maggiori dimensioni in termini di studenti e insegnanti, le scuole registrano un numero medio di personale non docente uguale alla media TALIS (24 unità). In particolare emerge nelle nostre scuole la carenza di personale di supporto alla didattica. In Italia c’è 1 unità di personale di supporto alla didattica ogni 60 docenti, mentre per la media TALIS il rapporto è 1 a 14.
Dirigenti scolastici: poco il tempo dedicato ad attività amministrativo-burocratiche – La proporzione del tempo che i dirigenti scolastici italiani dicono di impiegare nelle attività di carattere burocratico-amministrativo è inferiore alla media TALIS (36% Italia; 41% Paesi TALIS ). Tuttavia, rispetto al ‘dirigente medio TALIS’, i nostri dirigenti scolastici dichiarano di dedicare una quota maggiore del loro tempo ad attività legate alla gestione del curricolo e della didattica (25% Italia; 21% Paesi TALIS).
Eppire, la partecipazione dichiarata alle attività di sviluppo professionale (SP) da parte dei dirigenti scolastici è piuttosto alta: solo il 5,4% dei DS negli ultimi 12 mesi non ha partecipato ad alcuna attività specifica di SP, contro una media TALIS di 9,5%. Quasi tutti i DS italiani, quindi, affermano di partecipare ad attività di SP soprattutto in corsi di formazione, conferenze e visite professionali (93% Italia; 83%TALIS) per una media di 9 giorni l’anno, più bassa della media TALIS di 13 giornate.
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