Università, continua il calo degli iscritti: in 10 anni persi 100.000 studenti

studenti

“I giovani italiani sembrano non credere più nell’Università”. Sembra questa la tendenza confermata dai dati del Ministero dell’Istruzione: il numero di coloro che decidono di iscriversi ad un corso di laurea dopo il diploma si assottiglia sempre di più: 30mila immatricolati in meno rispetto al triennio scorso e 78mila in meno complessivamente in 10 anni. I dati sulle new entry nel sistema universitario italiano diffusi dal MIUR confermano la tendenza.

E’ una situazione quasi disastrosa, quella descritta dai numeri. Ma andiamo per gradi. Partendo da quest’anno, il numero degli studenti iscritti all’Università non supera le 260mila unità, registrando il 3,4 % in meno rispetto a 12 mesi fa. Solo per fare un paragone, tre anni fa gli iscritti furono più di 290mila. E se pensiamo che nello stesso periodo sono aumentati i diplomati i conti non tornano: che fine hanno fatto quei 30mila immatricolati in meno?

E com’era la situazione 10 anni fa? Gli immatricolati superavano di gran lunga i 300mila posti, arrivando quasi a toccare quota 340mila. In due lustri sono scomparsi 78mila studenti, che hanno deciso di non iscriversi all’Università. Di chi la colpa? Sono tanti i fattori che incidono, a partire dal numero chiuso, attivo in oltre la metà dei corsi di laurea, fino alle sempre meno borse di studio, senza dimenticare le tasse universitarie sempre più alte. Un recente studio della Fondazione Italia Orienta ribalta, però, la visione: il 60 % dei maturandi ha intenzione di iscriversi all’Università, contro un 30 % che vorrebbe lavorare subito.

C’è da considerare anche il fattore crisi: molte famiglie, nella condizione attuale, non possono permettersi il “lusso” di mantenere un figlio all’Università. E i rettori si inventano nuove modalità per incentivare le iscrizioni: c’è chi, come alla Bicocca di Milano, “lavora” sui genitori e chi, invece, pensa a un sistema di tassazione più lieve per i nuovi entrati. Resta da affrontare, comunque, anche la convinzione degli studenti, sempre più decisi a considerare la laurea un “pezzo di carta” che non ha poteri nel mercato del lavoro.

RN

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