Una legge sul diritto allo studio e l’abolizione dei Pcto: ecco il manifesto della scuola pubblica proposto dagli studenti

Presentato oggi alla Camera dall’Unione degli studenti il documento per chiedere una riforma della scuola pubblica dopo le mobilitazioni che si sono susseguite durante tutto l’anno scolastico. “Il Governo ci ha preso in giro fino ad oggi”

Diritto allo studio, edilizia scolastica, ampliamento dello statuto delle studentesse e degli studenti: sono alcuni dei dieci punti del Manifesto nazionale della scuola pubblica, presentato oggi alla Camera da una rappresentanza dell’Unione degli studenti che ha esordito in una conferenza stampa a Montecitorio parlando di “futuro rubato” e chiedendo una legge nazionale sul diritto allo studio per abbattere innanzitutto le disuguaglianze, l’abolizione dei Pcto a favore dell’istruzione integrata.

“Già nel 2019 – ha spiegato un rappresentante degli studenti – scendevamo in piazza dicendo che ci stavano rubando il futuro. Oggi ne siamo ancora più convinti. Alla crisi pandemica, sociale, ambientale ora si aggiunge quella geopolitica. Abbiamo accolto con sdegno le notizie dell’invio di armi in Ucraina, cose folli in una fase che dovrebbe essere di rilancio, il Paese deve ripartire dalla scuola e dall’istruzione e non ci sembra che questo sia l’obiettivo. Il governo non ci vuole incontrare, siamo stati presi in giro per un anno, per questo siamo qui con molte proposte a partire dal dato che ci dice che mezzo milione di studenti ogni anno abbandonano gli studi e la dispersione scolastica si consuma in particolare al Sud. La scuola in Italia non è gratuita, costa 1200 euro all’anno a studente”.

Questi i dieci punti del manifesto: diritto allo studio; didattica; digitalizzazione; valutazione; edilizia scolastica; istruzione-lavoro; scuola e territorio; partecipazione e rappresentanza; riordino dei cicli; salute e benessere piscologico; ampliamento dello statuto delle studentesse e degli studenti.

Altro tema sollevato è quello della edilizia scolastica: “Più di 1 scuola su 2 non possiede il certificato di agibilità, 17mila classi sono considerate sovraffollate, il 15 per cento degli edifici scolastici presenta ancora barriere architettoniche. Noi ora non vogliamo più solo l’ascolto ma risposte concrete, lo dovete alle nostre generazioni e al futuro del Paese. Vogliamo anche nessuna sospensione o repressione o altre misure repressive per chi occupa le scuole e il ritiro immediato della direttiva Lamorgese che ci impedisce di manifestare nei luoghi appropriati”.

“Siamo scesi in piazza quattro volte – spiega un altro rappresentante – dapprima contro la tragedia che si è consumata nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro e poi contro la nuova maturità per la quale non siamo stati ascoltati. La risposta sostanziale è stata la negazione delle piazze e a gennaio gli studenti sospesi e le cariche della polizia”.

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