Un mese (e una settimana) di Erasmus – Strasburgo

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Come il titolo anticipa, sono ormai cinque settimane che sono lontana da casa, dall’Italia, e sebbene possano sembrare tante, in realtà sono solo un numero a una cifra, cinque dita di una mano che va esaurendosi troppo rapidamente.
Ho scritto il mio primo articolo due settimane dopo il mio arrivo e il tempo, alcuni giorni, sembrava non passare mai, l’orologio fermo con le lancette puntate verso una qualsiasi ora. Adesso che posso dire di vivere realmente qui, i momenti scivolano via ad una velocità innaturale. Troppe “cose” da fare e troppo poco tempo per farle tutte. Un classico, ma è questo il bello, no?
Ho notato alcuni cambiamenti in me, da quel primo giorno in cui ho messo piede sul suolo francese, quel – si fa per dire – lontano 5 settembre. A parte il miglioramento inevitabile della lingua e delle mie scarse doti culinarie, mi sento cresciuta. Sono motivata a sperimentare, a provare ogni genere di attività, anche quella che mai nella vita avrei pensato di fare, a parlare con sconosciuti, a chiedere indicazioni anziché usare Google Maps.
Partecipo ogni lunedì sera a un evento chiamato Café des langues, dove studenti da ogni parte del mondo, locali compresi, si trovano per un aperitivo e discutono, fanno progetti, cantano, il tutto in una lingua scelta al momento. Non avrei mai pensato di trovare bella l’idea di uno sconosciuto che mi si avvicina perché vuole parlare con me, eppure ora è così.
Un’altra cosa che adoro del periodo che sto vivendo è il fatto di ambientarmi, giorno dopo giorno, a una nuova città: nuovi supermercati da provare per stabilire quale sia il più conveniente, nuovi club e bar per un giro con gli amici, nuovi luoghi d’incontro, alla biblioteca o nella piazza centrale. Aggirarmi tra la folla di turisti che ammirano felici i canali della Petite France, muovendomi con sicurezza, sapendo qual è la direzione che sto prendendo, mi fa sentire a casa, in questa città che ora è davvero un po’ casa.
 

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