Tor Vergata, quattro re per un trono

pokerre.jpgDopo dodici anni di reggenza Finazzi Agrò, la seconda università romana è chiamata alle urne per scegliere il nuovo rettore. Oggi e domani primo turno di votazione: candidati i professori Renato Lauro (preside della Facoltà di Medicina), Franco Maceri (ordinario di Scienza delle Costruzioni), Tommaso Claudio Mineo (ordinario di Chirurgia Toracica) e Nicola Vittorio (preside della Facoltà di Scienze).
Il poker di aspiranti rettori promette – a colpi di proposte, innovazioni, progetti – un profondo cambiamento di direzione del secondo ateneo romano, in vista di una progressiva internazionalizzazione e sana competizione con gli altri istituti europei. Il successore di Alessandro Finazzi Agrò, magnifico in carica dal 1996, dovrà ottenere al primo turno la maggioranza assoluta (50%+1) degli aventi diritto.
Solo in caso di mancato raggiungimento del quorum previsto si procederà ad una seconda tornata – 13 e 14 ottobre – dalla quale risulterà eletto colui che abbia riportato la maggioranza delle preferenze espresse, o ancora eventualmente a una terza che prevede il ballottaggio tra i due candidati con il maggior numero di consensi registrati tra i votanti. Già, i votanti. Chi sono in realtà? Certamente tutti i professori, i ricercatori e il personale tecnico-amministrativo e dirigente.
Poi ci sono gli studenti. Non tutti chiamati a esprimere il proprio voto. Saranno, in effetti, solo 145 i rappresentanti di una comunità che conta più di quarantamila iscritti. L’elettorato attivo discente sarà così composto esclusivamente dai componenti del Consiglio studentesco universitario, in osservanza dell’articolo 13 del regolamento elettorale d’ateneo. Un regolamento che conserva ancora un meccanismo – il voto ponderato – che avrà come effetto quello di far “pesare” di più le preferenze del personale tecnico-amministrativo e dirigente, rispondendo poco e male alle esigenze di democraticità da più parti ritenute indispensabili per il buon funzionamento di un ateneo.
“Si tratta di scelte compiute dai precedenti rettorati – commenta Tommaso Claudio Mineo – ma che in fondo rispettano il principio democratico: gli studenti chiamati a votare sono stati a loro volta votati”, ma ciò non esclude che “le vie al voto potrebbero essere modificate se non garantiscono uguaglianza per tutti”.
E se le regole procedurali sono fondamentali per assicurare il buon esito delle elezioni, non certo trascurabili sono i programmi dei candidati, tutti costretti a far quadrare il cerchio tra progetti ambiziosi e risorse scarse.
“Risorse, risorse, risorse” è il motto di Mineo che annuncia “l’impegno personale a reperirle nella totale trasparenza e indipendenza”. Fondi per curare didattica e ricerca, non tralasciando quella che per Nicola Vittorio è la “terza missione dell’università, la diffusione della cultura a tutti i livelli”.
Competenze, professionalità, ricambio generazionale. Queste le principali direttrici che il professore intende percorrere per garantire quel “cambio di marcia sostanziale che assicurerà ricadute benefiche sull’efficacia didattica e sulla capacità di valutazione dei risultati”.
Risultati che devono essere visibili a tutti, come richiesto anche da Renato Lauro, convinto del fatto che “il futuro dell’università dipende dalla sua capacità di rinnovarsi per poter dare risposte adeguate alla società”. Una società che per Franco Maceri vive con l’università e nell’università deve proiettarsi, per riuscire a “tradurre il proprio sforzo in potenzialità accresciuta e arricchita personalità”. Che vinca il migliore. Il migliore per l’università.

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