Summit Aiesec a Romala storia di "uno di noi"

aiesec-002.jpgSalta balla danza sulle scalinate dell’Aula Magna dell’università più grande d’Europa. Sta lì a dare il benvenuto a centinaia di studenti per il cinquantunesimo Global Leader’s Summit dell’Aiesec che è partito questa mattina a Roma, ospitato dalla Sapienza. E la prima impressione che hai è che lo abbiano ingaggiato per la cerimonia di inaugurazione, per una performance simpatica che di prima mattina ci sta bene.
Poi invece vai a leggere ed è il moderatore della tavola (fittizia perché al centro della scena ci sono gli strumenti per gli intermezzi musicali) cui parteciperanno – tra gli altri – il rettore Luigi Frati, il sottosegretario Gianni Letta e il ministro Giorgia Meloni (entrambi sostituiti dai portavoce). Vai a guardare anche meglio e non solo è il moderatore scelto per l’ incontro più importante della più grande associazione interamente gestita da studenti presente in oltre 106 paesi in tutto il mondo, ma è anche il direttore delle Risorse Umane Ferragamo in Asia.
Alessandro Paparelli, 34 anni, un passato in Aiesec e il piacere/dovere di esserci quando l’associazione chiama. “Se ti mandano una mail e ti dicono ‘tra 6 mesi c’è il Global Summit a Roma, ce la fai a prendere un aereo da Hong Kong’, mica puoi dire di no. Anzi, sono felice che abbiano pensato proprio a me”.
Così ci siamo fatti raccontare la sua storia, perché in fondo potrebbe assomigliare (ve lo auguriamo) a quella di chi magari per caso proprio in questi giorni entra in contatto per la prima volta con l’Aiesec.
Alessandro, come sei entrato in contatto con l’Associazione?
Ho studiato in Bocconi e ho incontrato Aiesec sotto forma di un poster attaccato nei corridoi della facoltà che pubblicizzava una presentazione dell’associazione degli studenti. Questo manifesto era molto bello, me lo ricordo ancora, con una freccia formata da tanti nomi di Paesi diversi, che mi colpì perché a me ha sempre interessato l’aspetto internazionale e quindi vedere tutti questi Paesi e il nome di un’associazione che prometteva di parlare di aspetti internazionali, cooperazione ecc. mi incuriosì”.
Sei andato all’incontro?
Ci sono andato la presentazione mi piacque molto. La persona incaricata delle persone umane si fermò a parlare con me e mi invitò nell’ufficio Aiesec per parlare di un mio possibile coinvolgimento. Da lì partì tutto, ero al secondo anno di economia e comincia a frequentare l’ufficio di Aiesec assumendo man mano diversi ruoli.
Intanto continuavi a studiare?
In teoria sì, fino a quando mi appassionai talmente tanto che decisi di candidarmi per l’ufficio nazionale con un impegno full time per richiedeva di rinunciare a studiare per un anno… i miei genitori erano contentissimi. Così mi presi una pausa e tornando, oltretutto, realizzai che l’indirizzo che avevo preso all’università non era quello che in realtà volevo. In Aiesec feci nel comitato nazionale il responsabile delle risorse umane e mi innamorai di questo mestiere, per cui decisi di cambiare la mia specializzazione in risorse umane e grazie a quell’esperienza in realtà ho iniziato la mia carriera.
Oggi cosa fai?
Mi sono sempre occupato di risorse umane, ho cominciato nella stessa università Bocconi, per un periodo di circa due anni, poi sono passato in consulenza occupandomi di risorse umane e organizzazione, dopo di che sono passato in azienda nel rutilante mondo del fashion lavorando per Salvatore Ferragamo, prima a Firenze e poi ho esaudito un’altra ispirazione proveniente dall’Aiesec e ho chiesto di essere trasferito in Asia, che era la parte del mondo che mi interessava di più in quel momento. Ora sono ad Hong Kong con l’incarico di direttore del personale per l’Asia.
Quanto è stata importante l’esperienza in Aiesec per la tua carriera?
Del tutto, dal punto di vista professionale è stata l’esperienza decisiva per scoprire cosa mi appassionava veramente. Mi ha permesso di imparare l’inglese, di lavorare in gruppo, di avere ruoli di guida. L’Aiesec è un’esperienza estremamente interessante perché permette a persone molto giovani – e che naturalmente non lavorano – di fare esperienze che sono di vera e propria gestione aziendale: gestire contabilità, fare marketing plans, come una piccola azienda. E lo si fa 5 anni di anticipo rispetto agli altri.
Cosa si farà durante questo Summit romano?
Questa settimana a Roma c’è un incredibile elenco di sessione che sono una serie di presentazione di aziende e di organizzazioni, dei propri lavori sulla Diversity, quindi gli studenti avranno l’occasione di vedere cosa le aziende stanno facendo su questo tema. E potranno chiedere ai manager i dettagli di questi progetti per trovare ispirazione per progetti da fare in Aiesec e viceversa, nell’ottica di uno scambio a due vie. Nei giorni successivi c’è un’agenda molto fitta del congresso “standard” e i presidenti e massimi esponenti delle 106 nazioni lavoreranno insieme sui vari programmi dell’associazione a livello internazionale, che siano strategie, progetti, piani di marketing.

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