Se la politica dà buca all'università

riservato.jpg“Università: spunti per un confronto”. Questo il titolo della tavola rotonda di ieri pomeriggio organizzata presso la sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana in occasione della presentazione dell’ultimo numero della rivista pol.is (politica/istituzioni) diretta dall’ex presidente della Rai Enrico Manca, oggi alla guida della Fondazione Ugo Bordoni. Il convegno doveva essere anche l’occasione per dialogare con due esponenti politici di primo piano come Valentina Aprea (presidente della Commissione Cultura della Camera) e l’ex ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais, che però non sono intervenuti.
Una duplice assenza – concretizzatasi come tradizione politica vuole, cioè all’ultimo momento – che ha di fatto tagliato le gambe a un ipotetico momento di confronto possibile tra mondo accademico e classe politica: i professori presenti hanno dialogato tra loro toccando i temi caldi dell’università partendo dal contributo di Alberto Zuliani pubblicato sulla rivista, intitolato appunto “Università: spunti per un confronto”.
Manca, aprendo i lavori, ha sottolineato che: “Il problema di università, scuola e formazione è un tema decisivo per il futuro del nostro Paese”. E – dopo aver ricostruito le vicissitudini storico-politiche della rivista, espressione della cultura riformista – si è tolto un sassolino dalla scarpa rimarcando l’assenza dei politici invitati, con un esordio non proprio conciliante: “La politica oggi ci ha dato buca: i due esponenti che avevamo invitato ci hanno fatto sapere soltanto poche ore fa che non sarebbero intervenuti, secondo un costume che è difficile da sradicare”. Non sappiamo quale formula abbiano utilizzato ma sarà stato qualcosa del tipo “per improrogabili motivi istituzionali”. Quasi certamente sarà andata così.
Peccato, perché l’analisi del professor Zuliani conteneva davvero parecchi spunti di confronto e chiamava in causa proprio la classe politica, troppo spesso in altre faccende affaccendata quando si parla di atenei. “Una semplice riflessione di chi vive l’università”, esordiva con modestia il professore che poi conduceva un’ampia dissertazione sugli avvenimenti legati al passato prossimo: “La Riforma Gelmini è stata un macigno nello stagno, ha provocato l’Onda e sollevato il fango su quanti pigramente affollavano questo stagno”. Un effetto dirompente con qualche problema di metodo, però.
Se i vari provvedimenti di questi mesi hanno avuto un pregio, secondo Zuliani, lo si deve al fatto che il dibattito intorno ai temi dell’università e della ricerca è tornato centrale, dopo anni di marginalità nell’agenda politica e mediatica. Magra consolazione dirà qualcuno.
In effetti i vari problemi di metodo evidenziati da Zuliani non sono affatto secondari: norme troppo radicali (“su un organismo complesso non si può andare giù con l’accetta”), tagli à gogo (“erano programmati soltanto i tagli e non s’intravvedevano le linee-guida della Riforma nel suo complesso”), omologazione artificiosa (“non si teneva conto delle differenze tra diversi settori e tra differenti realtà regionali”).
Le priorità su cui puntare per uscire dall’atavico stato d’impasse in cui versa il corpaccione dell’università, allora, quali sono? La ricetta-Zuliani individua tre ingredienti principali: la premialità, per distribuire una quota-parte sempre maggiore valutando le ricerche prodotte dai dipartimenti di ciascun ateneo; l’interazione tra ricerca e innovazione, additando come esempio positivo l’Università di Modena e Reggio Emilia; la riduzione dei settori scientifico-disciplinari, che oggi sono complessivamente ben 370 con la cifra paradossale di 21 nel solo campo giuridico.
E ancora: concorrenza tra le università, governance, mobilità studentesca, agenzia di valutazione, didattica e ricerca… i temi su cui hanno relazionato anche – tra gli altri – i professori Sebastiano Bagnara, Mario Morcellini e Vincenzo Zeno Zencovich sono stati davvero molteplici. Tanti spunti di riflessione che si spera non cadano nel vuoto. Politica: se ci sei batti un colpo.

Manuel Massimo 

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