Scuola, riapertura a settembre: indispensabile agire ora. Solo il 14% non è vaccinato

In previsione dell’avvio della ripartenza di settembre, non si può più andare avanti per tentativi ed errori, con aperture parziali, discontinue e frammentate sul territorio nazionale, ma al terzo anno di emergenza da coronavirus, bisogna essere in grado di leggere e utilizzare ciò che è accaduto nei due precedenti anni scolastici.

In attesa delle nuove indicazioni del CTS, abbiamo ribadito al Ministero la necessità di pianificare la riapertura delle scuole a settembre in presenza e in condizioni di sicurezza, effettuando un monitoraggio dettagliato dei contagi, con analisi specifiche per le diverse tipologie di contatto e di relazione nei vari contesti (scuola dell’infanzia e primaria, laboratori, attività con gli alunni diversamente abili, …). Sappiamo che il SIDI, il sistema informativo ministeriale, richiede con cadenza settimanale la rilevazione dei numeri relativi alla diffusione dei contagi in tutte le scuole: si tratta di un patrimonio di informazioni che deve essere utilizzato per calibrare le azioni necessarie a mettere in sicurezza le lezioni in presenza, in modo serio e scientificamente programmato. Abbiamo ricordato più volte che, ben prima della possibilità di usufruire della difesa della vaccinazione, tutte le scuole del primo ciclo hanno frequentato in presenza e le scuole dell’infanzia senza l’uso della mascherina per i bambini.

Oggi il dibattito si concentra su duecentomila non vaccinati su un milione e quattrocentomila addetti, dimenticando che, soprattutto alla secondaria, i maggiori timori di contagi provengono dai trasporti. Il personale della scuola, dai docenti, ai dirigenti, ai collaboratori si è adoperato in ogni modo, anche in condizioni precarie, l’86% del personale è vaccinato, non si può concentrare il tema della sicurezza a scuola su 200 mila unità, il 14% di non vaccinati, ignorando il tema dei numeri di alunni per classe, il nodo dei trasporti e della capienza delle aule. In queste condizioni è impossibile affrontare lo stato di emergenza e diventa sempre più urgente la riduzione del numero di alunni nelle classi.

La FLC CGIL ha sostenuto la campagna vaccinale per il personale scolastico, fin dal primo momento, anche quando il generale Figliuolo l’aveva sospesa per agevolare il criterio delle fasce d’età e ne auspica il completamento al 100%, ma oggi è indispensabile non parlare del 14% mancante, bensì delle azioni di governo da programmare per un rientro a scuola sulla base di ciò che è realmente accaduto nelle scuole. Oggi è finalmente il momento che il governo Draghi e il ministro Bianchi si assumano la responsabilità di produrre scelte motivate e razionali per riportare tutti gli alunni a scuola e per farlo è necessario partire da una sensata analisi dei dati già in loro possesso.

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