Ricerca, la risposta della Giannini: "Non mi vanto, esprimo apprezzamenti"

Dalle polemiche degli ultimi giorni scaturisce una situazione chiara: l’Italia non è un Paese per ricercatori. Solo negli ultimi anni se ne sono andati in 10.000, in un plotone già ridotto all’osso.

“I ministri non si vantano, i ministri esprimono soddisfazione e apprezzamento per il risultato di una comunità scientifica, di cui la ricercatrice Roberta D’Alessandro, come tutti gli altri, fa parte”, ha replicato Giannini, esortando a non accendere polemiche. Dalle sue parole, riportate dal Corriere della Sera, si evince che “serve più cooperazione, servono più fondi alla ricerca”. Anche la senatrice del PD, responsabile di scuola e università, Francesca Puglisi, è intervenuta sulla questione, ricordando “il cambio di passo di questo governo”, che ha avviato diverse iniziative per promuovere la ricerca in Italia, alcune di queste già incluse nella legge di Stabilità.

“Stiamo parlando di briciole”, commenta Chiara Tonelli,  prorettrice alla ricerca dell’Università degli Studi di Milano e membro del panel di valutatori del Consiglio europeo della Ricerca per l’assegnazione degli Advanced grants. “Non si può finanziare la ricerca in Italia in questo modo”, continua.

Per Tonelli “i trenta studiosi italiani selezionati rappresentano un grande successo, che non sorprende. In Italia siamo molto bravi. Se confrontiamo il numero di ricercatori italiani con il numero di pubblicazioni che producono, siamo al secondo posto nel mondo. Nel rapporto tra lavori pubblicati e citazioni, e fondi investiti, siamo secondi dietro alla Gran Bretagna”. Senza parlare degli stipendi: 1.500 euro al mese in Italia, fino al doppio in altri Paesi europei. “Quello che soffriamo, è l’impossibilità di premiare questi ragazzi eccellenti – conclude Tonelli: per legge non è possibile aumentare il loro assegno di ricerca. La proposta è che si arrivi a fare come negli altri Paesi, dove chi si aggiudica un premio prestigioso o un finanziamento come i grant Erc può avere un incremento salariale, almeno per tutta la durata del progetto. È assurdo che un giovane che gestisce progetti da un milione e mezzo, arrivi a prendere a malapena 1.500 euro al mese. È anche una questione di orgoglio nazionale e non si può negare un premio al merito, quando si consegue una vittoria estremamente difficile”.

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