Protesta presidi, parla il segretario Dirigentiscuola Attilio Fratta

Sono stati ricevuti giovedì dal sottosegretario De Filippo i rappresentanti dei dirigenti scolastici che la scorsa settimana hanno protestato contro la “Buona Scuola”. Sul tavolo del sostituto della ministra Valeria Fedeli le richieste fatte in questi ultimi anni: rivedere le norme riguardanti la responsabilità penale o dare potere di spesa ai presidi  per la manutenzione scolastica,  armonizzazione delle retribuzioni con gli altri dirigenti dell’istruzione, eliminare le molte “molestie burocratiche” che appesantiscono l’operato nelle scuole. Dal canto suo la ministra aveva già incontrato lunedì scorso i rappresentanti di Dirigentiscuola, l’agguerrito sindacato di categoria che aveva iniziato proprio quel giorno lo sciopero della fame a oltranza, promettendo giustizia e dando garanzie. Infatti, la sera del 25 maggio i funzionari del Miur hanno messo sul piatto un possibile incremento di 10 milioni di euro del FUN per il 2017 e un cronoprogramma di tavoli tecnici per ridefinire la figura del dirigente scolastico, compensi e norme, in vista dell’incontro all’Aran. Corriereuniv.it ha raggiunto il segretario di Dirigentiscuola Attilio Fratta.
 
Dr. Fratta, dopo una settimana di sciopero in che direzione va quest’apertura del Miur? 
L’amministrazione ha dato un segnale iniziando un confronto per discutere un cronoprogramma  di tavoli tecnici in attesa che il ministro Madia emani l’atto di indirizzo per la discussione all’Aran. Sono due i punti di convergenza: le così dette “molestie burocratiche” e la perequazione sulle retribuzioni, perché non è giusto che stesse categorie di dirigenti prendono uno la metà dell’altro. Sul resto, invece, temo che non ci saranno facilmente accordi perché i sindacati di comparto hanno rispolverato il concetto di specificità sulle dirigenza scolastica. Se dovesse passare questo discors,  accantonato già vent’anni fa, non credo ne verremo più fuori.
 
Perché le sigle sindacali si sono presentate separate nella protesta?
Bella domanda. Le richieste erano identiche ma il problema della rappresentanza è vecchio. Evidentemente vi sono delle diverse sfaccettature. Noi siamo un’associazione di categoria, rappresentiamo solo dirigenti scolastici, le altre, tutte, non sono sindacati di categoria, sia il Comparto scuola, sia realtà come l’Anp che tre anni fa ha aperto a tutta la dirigenza pubblica. Ci sono interessi contrastanti non c’è niente da fare. Però devo constatare che l’Anp, finalmente, dopo che noi abbiamo presentato i dati reali sulla perequazione lunedì 22 maggio alla ministra, ha iniziato a dire la verità dicendo che ci vogliono 400 milioni di euro nel triennio e non i famosi 1,2 miliardi. Non abbiamo bisogno di copyright su questo, ci fa piacere, significa che c’è la volontà di uscire fuori da questa equivocità.
 
Vi sono state date garanzie sulla revisione delle norme e sulle retribuzioni? Si parla di un aumento di 10 milioni del Fondo unico nazionale. 
L’Amministrazione ci ha dato delle garanzie, io ho detto alla ministra, facendo una battuta, che se sono rose fioriranno; non possiamo certo dirlo a priori, dobbiamo vedere cosa accadrà in questi tavoli. Riguardo all’integrazione eventuale di 10 milioni del FUN bisogna essere chiari: non vi è certezza per ora perché questo finanziamento deve essere approvato dal Mef (Ndr. Ministero di Economia e Finanze). Se Padoan non apre la borsa, le garanzie del Miur verranno meno. In più non ci hanno potuto assicurare neanche che saranno disponibili nel seguente anno scolastico perché dovrebbero essere introdotti nell’esercizio 2017. Sono ancora tutte promesse. 
 
Quali sono i tempi del cronoprogramma?
Per i tavoli tenici non ci sono ancora delle date. Ma certamente, dato che il Governo probabilmente cadrà a breve, dobbiamo incontrarci nel prossimo mese così da arrivare alla contrattazione con l’Aran con un accordo preliminare. Innanzitutto bisogna riscrivere il profilo del dirigente scolastico, e soprattutto, vedere quali sono le norme tipiche del dato di lavoro che non possono essere applicate alla nostra categoria. Sotto questo punto di vista un primo segnale lo abbiamo avuto quella sera con la firma del provvedimento con il quale la ministra attribuiva ai direttori generali la responsabilità sulla trasparenza. Questo significa che noi dobbiamo soltanto riferire ai dirigenti generali in questo senso, una molestia in meno. 
 
Sulle vaccinazioni vi siete schierati con la ministra Fedeli… 
Ecco su questo vogliamo essere chiari: non possiamo arrogarci noi questa responsabilità, che lo facessero le Asl mandando i ragazzi a scuola già con il certificato. Chiedere ad una segreteria scolastica di andare a controllare cose di questo genere è vergognoso. Da anni in questo paese qualsiasi problema viene scaricato sulla scuola. Sull’argomento la ministra si era già scontrata con la sua collega Lorenzin e in questo campo gli abbiamo dato man forte perché bisogna dire basta; la scuola non può essere ammortizzatore sociale, parafulmine, ufficio di collocamento. Qui ci stiamo dimenticando che la scuola è stata prevista per altro, il resto sono competenze altrui. Per esempio riguardo all’assistenza disabili, andiamo a guardare altri paesi in Europa, noi abbiamo stravolto la legge perché teniamo questi ragazzi quando spesso hanno bisogno di un’assistenza maggiore che la scuola non possiede. Così perdiamo di vista che la scuola de formare e dare delle competenze agli uomini e le donne di domani.
 
Se le garanzie saranno disattese cosa farete?
Domani lo ribadirò alla ministra che se loro pensano che noi abbiamo abbaiato alla luna non hanno capito nulla. Noi faremo sciopero della fame a oltranza, vorrà dire che moriremo sul campo, su questo siamo determinati. Voglio credere che riusciremo insieme a concretizzare queste intese ma qui probabilmente il Governo cadrà, per questo vogliamo accelerare la cosa. Perché non è la barzelletta degli 85 euro che risolvono la perequazione. A noi dispiace che dei dirigenti debbano scendere in piazza, non era mai successo nella storia, queste persone si sono violentate. I politici tutti hanno gridato vergogna, ma non è possibile che Renzi abbia trovato i soldi per farsi un’aereo e le vergogne rimangano vergogne. 
 

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