Progetto Fiori, ricerca e innovazione per il Sud

ks113772-3602x2401.jpgSi chiama F.I.O.R.I. (Formazione Intervento Organizzativo per la Ricerca e l’Innovazione) ed è un progetto annuale volto a potenziare le abilità e le competenze del personale delle Pubbliche amministrazioni delle Regioni Obiettivo 1 nell’ambito della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico. Presentato nel corso della conferenza Dalla ricerca all’Europa delle tecnologie, che si è svolta mercoledì 15 ottobre nell’Aula Magna della Sapienza, F.I.O.R.I. è stato promosso dalla Fondazione Crui, Città della Scienza e RSO, una Knowledge Company dedita alla realizzazione di interventi innovativi su organizzazione, processi, risorse umane e tecnologie.
Il progetto intende avviare un’azione strategica tesa ad innovare la struttura sociale ed economia del Mezzogiorno, in coerenza con le direttive nazionali e comunitarie. Gli interventi previsti riguardano: la formazione (ai fini dello sviluppo di competenze distintive all’interno degli Enti destinatari) e lo sviluppo organizzativo (in termini di potenziamento di strutture e processi dell’organizzazione indispensabili per sostenere le attività di ricerca).
“Si tratta di un’azione pilota – ha precisato Claudia Galletti, della Direzione Generale di Coordinamento e Sviluppo della Ricerca del Miur – diretta non solo a sviluppare le conoscenze e le abilità tecniche del personale, ma volta a favorire la creazione di reti interistituzionali e sovraregionali tra quanti, a vario titolo, sono interessati al settore dell’alta formazione, anche al fine di innalzare il livello qualitativo dei servizi offerti dalla P.A.”.
“La sperimentalità dell’intervento – ha aggiunto Bruno Carapella, direttore del progetto Fiori – ha richiesto che si rispettassero alcuni tratti caratteristici. Penso alla definizione degli obiettivi specifici da raggiungere, la misurazione dei risultati ottenuti rispetto alle ipotesi preliminari, l’analisi delle varianze, la replicabilità della sperimentazione, con in più la creazione di una community”.
“Se vogliamo che il Paese recuperi presto terreno sullo scenario internazionale – ha sostenuto Patrizio Bianchi, presidente della Fondazione Crui – è giunto il momento di tornare a puntare sull’innovazione che crea sviluppo e riaccende i processi di crescita. Ma l’innovazione non si improvvisa. Non si acquista sul mercato mondiale della conoscenza. Non la si dona né la si riceve in base a più o meno altisonanti dichiarazioni di intenti. L’innovazione la si costruisce giorno per giorno nei laboratori e nelle biblioteche. Attraverso il sapiente e responsabile lavoro delle persone che operano nel campo della ricerca universitaria. E’ indispensabile ricondurla all’interno dei processi produttivi”. Il richiamo dunque, va ancora una volta ai rapporti tra università ed impresa, affinché i due mondi non siano divisi da una distanza incolmabile, a farne le spese, infatti, sarebbe l’Italia e la sua crescita.
“La mia storia – è poi intervenuto Davide Bassi, rettore dell’Università di Trento – è quella di un fisico sperimentale che, oltre all’attività accademica, si è dedicato anche al lavoro di consulente freelance per diverse aziende. E’ curioso notare come, nel fare entrambe le cose, venissi visto con ‘sospetto’ sia da una parte che dall’altra. Per l’impresa ero il solito docente universitario alle prese con convegni vari, più portato alla teoria che alla pratica, dai miei colleghi invece, considerato come quello che era in qualche modo ‘contaminato’ dal mondo aziendale”.
Ma non sono solo università ed impresa a dover fare fronte comune, indispensabile è anche la partecipazione attiva delle autorità pubbliche, in verità, quasi del tutto assenti al convegno, così come il Ministro Gelmini che, invitata al confronto, non è intervenuta.
“Non mi scandalizzo dell’assenza della politica – ha affermato Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm di Milano – quando manca la ‘vetrina’, la politica spesso non c’è. O meglio, no che non ci sia la possibilità della vetrina, ma capisco che il tema oggetto della discussione può risultare poco popolare se confrontato ad altri”.
Infine una considerazione sulla fuga dei cervelli. Ad intervenire, questa volta, è Corrado Petrocelli, rettore dell’Università di Bari. “Se molti dei nostri ragazzi trovano lavoro all’estero, ciò significa che lo stato dell’università italiana non è poi così disastroso, forse qualcosa di buono riusciamo ancora a produrre, un motivo in più per insistere nella ricerca”.

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