Perugia, un anno senza Mez

mez.jpgLa città è ancora scossa dai fatti di quella maledetta notte di Halloween in cui perse tragicamente la vita Meredith Kercher, la giovane studentessa inglese uccisa con una coltellata esattamente un anno fa, tra il primo e il due novembre 2007. Era venuta nel capoluogo umbro per studiare e oggi tutta la città di Perugia è a lutto: ricorderà Mez – così la chiamavano gli amici – con una messa. I suoi familiari, però, non ci saranno: hanno scelto di riunirsi in un quartiere a sud di Londra, con parenti e amici.
Gli accusati. In carcere rimangono invece quelli che per la procura di Perugia, che ha coordinato le indagini della polizia, sono i responsabili del delitto. La coinquilina americana di Meredith, Amanda Knox, l’allora suo fidanzato Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guede. Nei giorni scorsi il giudice dell’udienza preliminare Paolo Micheli ha condannato quest’ultimo a 30 anni di reclusione con il rito abbreviato e ha stabilito che gli altri due vengano processati dalla Corte d’assise di Perugia (prima udienza il 4 dicembre). Anche se tutti continuano a proclamarsi estranei al delitto.
Chi era Mez. Brunetta, educata in una scuola privata inglese, Meredith aveva frequentato a Leeds un corso di laurea in studi europei. Era giunta a Perugia nell’agosto dell’anno scorso per seguire lezioni di storia moderna, scienze politiche e cinema. Viveva in un casolare ristrutturato al numero sette di via della Pergola, a pochi passi dal centro del capoluogo umbro, insieme ad Amanda e a due giovani italiane.
I fatti. Nella tarda mattinata del 2 novembre fu trovata morta in camera sua. A terra, con indosso solo una maglietta alzata fino al collo e un profondo taglio alla gola. Il cadavere venne scoperto dalla polizia postale giunta lì dopo avere recuperato i due suoi telefoni cellulari gettati e abbandonati ancora accessi nel giardino di una donna che viveva poco lontano. «Qualche minuto prima» era arrivata la Knox trovando – ha sostenuto con gli inquirenti – il portone d’ingresso spalancato e la porta della camera di Mez chiusa a chiave. Tanto che gli agenti furono costretti a sfondarla trovando così il corpo sotto a un piumone.
Il clamore mediatico. La vicenda attirò da subito l’attenzione dei principali media mondiali. Ma al setaccio finirono subito la città, gli ambienti degli universitari e il mondo dei locali notturni. Una pressione che non si è praticamente mai attenuata negli ultimi 12 mesi. Così come senza soste è stata l’indagine condotta dalla squadra mobile di Perugia e dallo Sco della polizia, coordinati dal sostituto procuratore Giuliano Mignini.
Le indagini. All’alba del 6 novembre la prima svolta con i fermi, poi tramutati in arresti, della Knox, di Sollecito e di Patrick Lumumba, musicista originario del Congo che è stato poi completamente scagionato da ogni accusa. Nella casa del delitto la scientifica individuò infatti un’impronta di mano insanguinata dalla quale gli investigatori risalirono a Guede, nel frattempo fuggito in Germania e arrestato il 20 novembre. Lo stesso giorno in cui venne rilasciato Lumumba.
Chi è stato? Secondo il pm Mignini, affiancato nella fase finale dell’inchiesta dall’altro sostituto Manuela Comodi, proprio l’ivoriano, Sollecito e la Knox sono i responsabili della morte di Mez. Uccisa perchè voleva sfuggire a una violenza sessuale compiuta dai tre ha sostenuto la pubblica accusa. Sollecito, la Knox e Guede hanno però sempre negato. Una brutta storia il cui epilogo non è ancora stato scritto.

Manuel Massimo

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