Recovery fund, Ungaro: “Nel Pnrr un pilastro per i giovani o non ci sarà nessuna next generation”

In Italia un piano per i Neet pur essendo uno dei Paesi con il più alto numero di giovani che non cercano lavoro e non sono in formazione

Aumentare le risorse per i giovani nel Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, è quanto si propone il nuovo intergruppo parlamentare formato su iniziativa dell’on. Massimo Ungaro (Italia Viva), che comprende quasi tutti gli esponenti – Camera e Senato – dell’arco parlamentare: Pd, Italia Viva, Leu, M5S, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Più Europa, Centro democratico, Azione.

“Bisogna inserire un pilastro dedicato ai giovani nel Recovery Plan perché le iniziative ora sono divise nei vari comparti del programma e c’è il rischio che i progetti vengano dirottati su altre politiche – afferma l’on. Ungaro intervistato da Corriereuniv -. L’Italia dedicherà solo l’8% delle risorse per gli under 35, molto meno della Spagna che ne didicherà il 12%, o della Germania intorno al 10% con una disoccupazione giovanile molto minore di quella italiana”. Giovani che non riescono più ad emanciparsi perché privi di opportunità. “In Italia i giovani escono di casa a 27-28 anni, la media europea è 25-26, nei paesi scandinavi e il Regno Unito sono 21-22 anni. Le giovani donne italiane dovrebbero avere in media due figli a 28 anni e invece riescono ad avere un figlio dopo i 30 anni. C’è tutta una serie di frustrazioni su aspirazioni e sogni che spiega come mai quasi 130mila italiani lasciano il Paese ogni anno“.

Recentemente è stata l’Istat nel suo ultimo report per il mercato del lavoro 2020 a cerfificare quanto duramente la pandemia da covid-19 abbia colpito i giovani lavoratori, i meno tutelati, insieme alle donne. La fascia che va dai 15 ai 29 anni ha visto un aumento dei Neet – chi non è impiegato nella ricerca di lavoro e in formazione – pari al 10% rispetto il 2019, passando da 2.003.000 a 2.157.000. “Per i giovani l’accesso al lavoro rimane difficile tanto da suggerire un rinnovamento delle politiche di decontribuzione per gli under 35 – si legge nel documento di proposte dei parlamentari -, un ‘Piano AttivaGiovani’ che preveda un finziamento di un periodo di lavoro e formazione presso le imprese totalmente a carico dello Stato”.

Una spinta maggiore degli attuali programmi regionali come ‘Garanzia giovani’ che coprono il 60% dei costi, snellendo le procedure e permettendo l’attivazione direttamente da parte delle imprese senza soggetti intermedi. “Non c’è in Italia un piano per i Neet – continua Ungaro – pur essendo uno dei Paesi con il più alto numero di giovani che non cercano lavoro e non sono in formazione, per fare un esempio il governo inglese per arginare la crisi ha varato un piano da due miliardi per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”.

Altro tassello nel mosaico di iniziative di cui il nuovo soggetto parlamentare si è fatto carico è il riconoscimento di piattaforme come la ‘Carta Giovani Nazionale‘, uno strumento per veicolare le politiche a favore dei giovani come l’istituzione di un curriculum vitae digitale consultabile dalle imprese per facilitare la transizione tra il mondo della formazione e quello lavorativo. Altro punto fondamentale sono il “rilancio e rafforzamento” dei centri per l’impiego, che da molti anni di fatto non hanno un ruolo centrale nelle politiche attive sulla ricerca del lavoro. Parallelamente a ciò, anche nel privato, il rilancio delle agenzie del lavoro accreditate.

Maggiori risorse per i giovani significa anche maggiori investimenti nel comparto formativo. Ma anche nella scelta della strada da intraprendere negli snodi fonamentali della vita, per cui il potenziamento dell’orientamento scolastico ai fini della giusta scelta universitaria e delle lauree professionalizzanti sono punti imprescindibili per sostenere i giovani lavoratori di domani. Ma per scongiurare l’emorragia dei cervelli in fuga – sono circa 30mila i laurati sui 126 mila italiani che hanno lasciato il Paese nel 2019 (Istat) – bisogna snellire le procedure di riconoscimento dei titoli di studio esteri per permettere a chi vuole rientrare una corsia preferenziale. “Benché il precedente governo sia intervenuto sull’accesso universitario modificando i tetti isee – ricorda l’onorevole – dobbiamo pensare anche ai costi accessori chi possano alleggerire il peso delle famiglie dei futuri laureati, come ad esempio un contributo per l’affitto. Il mito dei bamboccioni in Italia è ormai finito – conclude – il problema è culturale e la politica è la prima che deve interessarsi ad una generazione che non ha le stesse opportunità di emanciparsi rispetto a quelle precedenti”.

Marco Vesperini

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