Pensieri spettinati della donna del terzo millennio

La donna nel terzo millennio? Speriamo che sia sorridente e golosa. Intendiamoci: non mi auspico una donna con un sorriso compiacente e seduttivo nei confronti di un mondo che non le appartiene, per strappare qualche misero beneficio o addirittura per salvarsi la vita. Non tradirà se stessa, né cercherà di essere rassicurante dimenticandosi. E sia ben chiaro neppure immagino che si accontenti di elargire un sorriso materno e accudente. Immagino invece una donna sorridente perché libera e consapevole, rispettata e realizzata. Sorriderà da sotto il suo velo in testa, o dall’alto dei suoi tacchi a spillo, o esibendo una divisa perché li avrà scelti lei, avrà potuto determinare il suo destino, il suo credo e il suo lavoro e vedersi riconosciuta con una retribuzione equa. E avrà una femminilità prorompente che scaturirà dalla sua consapevolezza, dalla convinzione di valere. Sorriderà perché potrà amare senza timore chi vorrà e perché non subirà più violenza e abusi. Sarà molto bella perché contenta di sé e il sex appeal non dipenderà dal suo peso. E sarà molto golosa certo! Perché? Perché le ragazze golose sono sorridenti!”
Andreina Swich – autrice de ‘Una donna Turchese’

Falli soffrire: riappropriamoci della propria autonomia e dignità
“La femminilità percepita sovente come valore, in particolar modo entro i confini nazionali, quale oggetto di un’operazione di “riduzionismo” estetico, mi offre l’occasione per segnalare un libro dal titolo ridondante “Falli soffrire”, in cui l’autrice, Sherry Argov, tratteggia certi modelli comportamentali tipici dell’universo femminile, stigmatizzando la tendenza ad esautorare la propria personalità per il raggiungimento di una stabilità affettiva. La lettura è agevole e divertente, nonché istruttiva, per il messaggio veicolato: non nell’esaltazione della bellezza, non nell’inclinazione all’annullamento del sé, per la ricerca del consenso, risiede il valore di una donna (ed estensivamente di ogni individuo) ma è il rispetto per se stessi, per la propria autonomia e dignità a costituirsi come una delle qualità maggiormente affascinanti, in prima istanza, specifica argutamente la scrittrice, per il soggetto medesimo”.
Paola Gatti, autrice di “Il Gran libro del mondo nella filosofia di Tommaso Campanella” (premio Bellarmino 2009)

Il cambiamento in noi, prima che nell’altro
Dopo duemila anni non si direbbe che la condizione della donna sia ancora di sottomissione. Piuttosto molto lascerebbe pensare che la donna, ora consapevole di se stessa, riesca a manipolare la controparte maschile. Niente di tutto questo è una novità se non che questa consapevolezza è fiorita in un numero maggior di donne, che invitano a sfruttare il proprio corpo come un bene economico, di scambio, evitando così il confronto che ci metterebbe su un piano neutrale, dove lo scambio paritario non potrebbe essere che mentale. Non conflitto, si vorrebbe, ma un onesto e costruttivo confronto. Finché la donna saprà di poter usare il proprio corpo per avere favori, non potrà esserci nessun dialogo reale. Il cambiamento deve partire da noi, prima che dall’Altro!”.
Manuela Vitrella, autrice del libro “Notturno op. 9. Nero”

Una verità immutabile: la missione cruciale della donna
La donna sta vivendo una grande trasformazione di ruolo in ambito familiare, lavorativo, sociale e politico. Siamo testimoni di una sempre maggiore quantità di donne che occupano ruoli decisionali di guida ed influenza in campi diversi. Non importa in che modo il suo ruolo ed impiego sia stato definito o percepito nel passato, variando secondo vari retroterra culturali: la verità che non potrà mai essere negata è che la donna ha la missione cruciale di coltivare fisicamente e mentalmente l’essere umano. Finché questa missione sarà affidata alla donna, come è stato dall’inizio dell’umanità, la sua importanza non potrà mai essere ignorata e tanto meno negata. Oggi la donna – con la sua naturale forza nel superare gli ostacoli nei momenti più difficili delle varie fasi della vita – ha trasferito questa missione, dal precedente campo strettamente familiare a tanti campi diversi, con una portata sociale più ampia, giocando un ruolo di forte impatto nella società stessa. Tuttavia questa trasformazione sta avvenendo in modo più evidente ed efficace nei paesi più sviluppati. Esiste ancora un numero enorme di donne che, vivendo in paesi poveri e in via di sviluppo, conducono una vita totalmente diversa: una vita dura, a volte senza nemmeno rispetto e libertà. Molte di loro stanno ancora lottando per una sopravvivenza di base, senza parlare di educazione o sviluppo personale.
Wenzhe Wu, esperta in marketing e imprenditrice

“Tu come mi vuoi? Sono un corpo. Una mente. Un profumo./E ho anche coriandoli di parole che spiegarti non so. Oggi sì. Domani no. Domani sarò già un’altra./Chioccia, sì, certo puoi dirlo forte;Ma per covare sopra quello spazio incontaminato che a mascellate d’asino difendo da virus e batteri e che chiamo labirinto o anima, fai te, per me tanto è lo stesso, mi ci perdo ugualmente ad ogni pagliuzza d’emozione che mando giù. /Là fuori mi vorrebbero pacato essere che sforna pupi e deliziosi gateaux di patate dolci. Anche a me piacerebbe . O forse no . /Ci rifletto un attimo./Tamburello il dito sulla scrivania… (…) qui , qualcuno continua a volerci domare./E nulla mi sembra più improbabile del riuscire a domare una donna che vuole danzare con il vento./Li frego tutti : svelandomi acutissima lupa selvaggia in cerca di sintonie e connessioni sempre nuove. Perché sono una donna e ho da sudare. Ecco la mia fortuna”./ Smile Livestrong!
Damiana Spoto, stilista

Donne che camminano

L’emancipazione femminile da quando è iniziata, non si è più fermata. E oggi se ne vedono i risultati. Non sono casi isolati, infatti, l’elezione di Emma Mercegaglia per la Confindustria e Susanna Camusso per la CGIL. E’ sufficiente fare un giro per ospedali e tribunali per verificare la presenza professionale delle donne. Mi riferisco quindi a professionalità di grande impegno e responsabilità. E retrocedendo nel tempo mi sembra giusto ricordare le illustri sostenitrici di Giuseppe Mazzini – fortemente sensibile alla condizione femminile, tra cui Gualberta Beccaria e Sara Levi Nathan. Gli ultimi trent’anni di sub-cultura televisiva dubito che abbiano retrocesso la condizione della donna; noi donne italiane siamo ancora in cammino per raggiungere la piena parità con i nostri “compagni”, ma la marcia è inarrestabile”.
Alessandra Rossi Lazzeri, account pubblicitaria

Essere donna: riuscire una bella impresa

“Essere donna ai tempi attuali per me significa riuscire in una bella impresa. Mi spiego meglio, in mezzo a tante femmine, la donna è quella che si distingue per la sua femminilità e non volgarità, per la sua umiltà e giusta dedizione al lavoro, alla base della sua crescita sociale, soprattutto se, mamma e moglie. Donna è colei che riesce a trasmettere al nucleo famigliare valori, gli stessi per cui molte hanno dato la propria vita”.
Fabiana Mancini, stilista e pittrice

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