Ok fase 2 dal 4 maggio ma non per scuola e calcio

La riapertura dovrà essere graduale e differenziata sulla base della diffusione del virus

«Il 4 maggio si può partire con la Fase 2. É necessario per il Paese». Possibile il via libera dunque per il professor Pietro Pugliese, medico anestesista e docente di Risk management presso l’ Università Campus Biomedico di Roma.

Ripartire sì ma con paletti precisi e anche calendari diversi a seconda del territorio. «Si devono prevedere differenziazioni a seconda del livello di diffusione del virus nelle regioni», precisa il medico che insiste, come la maggioranza degli esperti, sulla necessità di tracciare tutta la popolazione positiva che dovrà essere poi monitorata attraverso le app. E per il ritorno al lavoro? «Lo Stato deve fornire le mascherine ma se non è pronto spetterà alle aziende fornirle subito ai lavoratori che saranno sottoposti al controllo della temperatura tramite termoscanner all’entrata e all’uscita -prosegue Pugliese- Dobbiamo imparare a convivere con il virus dunque distanziamento e lavaggio delle mani». Pugliese si dice perplesso sulla riapertura anticipata soltanto per le librerie che non ritiene «necessaria» come lo sono invece le filiere alimentari o la meccanica. La riprese più problematica per Pugliese sarà proprio quella della scuola. Come imporre ai più piccoli il distanziamento e le mascherine? «Sicuramente si deve aspettare settembre e poi ipotizzare turni tra i quali le aule dovranno essere ogni volta sanificate», avverte Pugliese. Altro nodo dolente è quello della ripresa del campionato di calcio. Per Pugliese anche in questo caso si dovrebbe aspettare settembre. «Potranno tornare a giocare i calciatori per i quali sia stata verificata l’immunità. Poi dovranno comunque essere periodicamente testati», aggiunge. Bocciata l’idea delle cabine di plexigas al mare che si trasformerebbero in una sorta di boiler: «meglio gli ingressi contingentati». Attenzione poi, conclude il professore, ai tanti volontari impegnati in prima linea ma che non hanno una preparazione specifica che invece devono essere sempre dotati dei dispositivi di protezione e preparati dagli esperti a fronteggiare un virus tanto insidioso.

L’ipotesi di una ripresa differenziata per regione è sostenuta anche dall’Associazione Italiana di Epidemiologia (Aie) che in una lettera aperta rivolge un appello al governo: «subordinare l’uscita dal lock-down, alla capacità di risposta di ogni area geografica circa l’identificazione e l’interruzione della catena dei contagi» costruendo degli indicatori che valutino questa capacità.

Una proposta su come riaprire e convivere con Covid-19 arriva da un gruppo di esperti e scienziati guidati dal virologo Roberto Burioni. Proposta sottoscritta da Fnomceo, Enpam e Fimmg, Società italiana di virologia e la Società italiana di malattie infettive e tropicali. L’ipotesi è quella di creare una struttura di monitoraggio e risposta flessibile con capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test sia virologici sia sierologici e di una Struttura di sorveglianza centrale potenziata presso l’Istituto Superiore di Sanità. Soltanto dopo almeno 3 settimane di trend stabile in discesa è ipotizzabile cominciare gradualmente a riaprire ma spiegano gli esperti se, come prevedibile, il livello di immunità specifica nella popolazione risulterà basso sarà necessario monitorare a intervalli regolari il possibile ritorno del virus per poter «giocare di anticipo» con la creaazone appunto di «una struttura di monitoraggio e risposta flessibile: MRF» per il Covid ma anche per eventuali nuove epidemie. Una struttura articolata a livello regionale che abbia capacità e risorse per poter eseguire un altissimo numero di test virologici e sierologici nella popolazione generale asintomatica, con rapidissime procedure di autorizzazione da parte del Governo centrale e dai singoli governi regionali, da utilizzare in caso di segnale di attivazione di nuovi focolai epidemici. Proposta che però di fatto scavalcherebbe Protezione Civile e Iss.

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