“Esiste un’ansia positiva che attiva la mente”

maturit.jpgMATURITÀ Paola Marinelli, coordinatrice dell’area “psicologia scolastica” dell’ordine degli Psicologi del Lazio spiega ai maturandi come affrontare la prova con il giusto spirito. Consigli utili anche per chi è alle prese con altri tipi di esami!

“È solo un esame!” Paola Marinelli, coordinatrice dell’area “psicologia scolastica” dell’ordine degli Psicologi del Lazio, si rivolge così ai maturandi, ricordando loro che “ad essere valutata è la vostra preparazione, non la vostra persona nella sua interezza”.
Eppure, dottoressa, l’Esame di Stato difficilmente viene affrontato con serenità dai ragazzi, soprattutto nella prova orale… come tenere a bada l’ansia durante il colloquio finale con la Commissione?

Non ci sono consigli magici o pillole di saggezza da dispensare purtroppo, ma è bene sapere che oltre all’ansia che produce effetti negativi, esiste un’ansia positiva che attiva la mente e la prepara a rispondere con prontezza agli stimoli esterni.

Da cosa è causata l’ansia negativa?
Da molteplici fattori. In primis, dalla scuola, che sottoponendo gli alunni quasi esclusivamente a prove scritte li disabitua al confronto con i docenti, e, in molti casi, da una preparazione lacunosa. Pur correndo il rischio di essere banale, devo dire che il migliore antidoto all’ansia è la padronanza dei programmi. A tal fine, è molto utile ripetere con gli altri, familiari o compagni che siano, magari abituandosi ad essere interrotti ed evitando di imparare le cose a memorie.

E per quanto riguarda le settimane precedenti all’Esame, come evitare di essere paralizzati dallo stress?
Occorrerebbe anzitutto avere un buon metodo di studio, ma si tratta di un’acquisizione che va costruita a partire dalle scuole elementari…improvvisarla è impossibile! La famiglia, inoltre, ha un ruolo fondamentale e spesso commette due ordini di errori, parimenti nocivi per gli studenti:l’atteggiamento del disinteresse totale per la loro carriera scolastica, nella misura in cui tutto appare più importante dell’istruzione, o, al contrario, un investimento eccessivo di aspettative sui risultati che il ragazzo riuscirà a portare a casa. Fondamentale, invece, riuscire a trovare la strada per sostenere gli sforzi de in maniera equilibrata.

Dottoressa, la maturità per molti versi rappresenta uno spartiacque tra l’età dell’adolescenza e l’età adulta, come viene vissuto dai ragazzi questo passaggio?
Quasi mai per quello che è: uno step come tanti altri che non va caricato di un valore sproporzionato, non è la partita della vita! E questo occorre ricordarlo non solo agli allievi, ma anche a molti docenti che spesso dimenticano il senso dell’Esame: si tratta di un momento di sintesi in cui si deve tenere conto del lavoro svolto lungo tutto l’arco della scuola superiore e non solo dell’andamento delle prove.

Lei sembra essere molto critica nei confronti della scuola italiana e della classe docente…
Sì, perché è una realtà che conosco molto bene e in cui spesso ho constatato delle storture. La scuola dovrebbe promuovere un progetto educativo condiviso tra tutte le sue componenti – allievi, professori e famiglie – in una sorta di processo circolare e di relazione: il processo di insegnamento e apprendimento. Troppo spesso, invece, diviene luogo di frustrazione, preso di mira dai genitori e bistrattato dagli insegnanti che, in effetti, sono i peggio pagati d’Europa.

Ogni generazione ha le sue peculiarità: a suo giudizio, cosa distingue maggiormente la classe di maturandi 2009 da quelle che l’hanno preceduta?
Non è una domanda facile, perché dei ragazzi di oggi abbiamo solo l’immagine per lo più negativa che filtra dai mass media: storie, in continuo aumento, di bullismo e violenza. Anche dalla mia esperienza professionale, in effetti, riscontro uno stato di cose preoccupante: ragazze che si picchiano per un fidanzatino, scherzi al limite dell’atto delinquenziale. Mentre, in passato, erano i meno studiosi o gli scapestrati ad essere isolati, oggi è il contrario: io ho in terapia giovani studentesse con tutti nove in pagella. Eppure, credo sia sbagliato, continuare a chiedersi cosa passa per la testa degli studenti di oggi: più opportuno sarebbe, interrogarsi sullo stato delle famiglie e magari attivarsi per fare un po’ di formazione ai genitori.

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