Legge di Bilancio, intervista a Maddalena Gissi (Cisl Scuola): “Sul percorso docenti evitare il tirocinio ai precari con esperienza”

Sulla poca attenzione al personale scolastico manda un messaggio al ministro Bianchi: “Ricordo che il Patto per la scuola firmato dal ministro si chiude affermando che la valorizzione delle persone è la leva fondamentale e necessaria per accrescere il ruolo della scuola”

Il 18 dicembre la Cisl ha indetto una manifestazione in Piazza Santi Apostoli per “migliorare i contenuti della legge di Bilancio e ad impegnare il Governo sulle stringenti priorità economiche e sociali senza incendiare i rapporti sociali e industriali”. Una scelta moderata quella del sindacato cattolico che si è smarcato da Cgil e Uil non aderendo allo sciopero generale del 16 dicembre perché non ritiene sia “la via giusta”.

Abbiamo intervistato la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, per capire quali sono le idee e le azioni che il sindacato sta portando avanti nei giorni caldi della manovra finanziaria di 33 miliardi che il governo Draghi spera di chiudere entro il 23 dicembre.

Cosa si è guadagnato in questa legge di Bilancio rispetto a quanto chiesto dai sindacati in questo mese e quali punti sono ancora carenti. 

“È ancora presto per dirlo, perché la legge è in discussione e solo nel momento in cui si arriverà al voto potremo verificare quali e quante richieste di modifica sono state accolte. Questa non è una trattativa sindacale, nella quale è possibile verificare passo per passo lo stato di avanzamento del confronto, perché se ne è direttamente protagonisti: qui si tratta di incalzare Governo e forze politiche per incidere su decisioni che sono comunque nelle loro mani”.

“Un lavoro complesso, difficile, che richiede pazienza e tenacia, e i cui frutti come dicevo si vedono alla fine. Alcuni segnali positivi li stiamo avendo, sulla conferma dei contratti su posti Covid per il personale ATA, ad esempio, o su una riformulazione delle disposizioni sul fondo per la valorizzazione professionale. Ma è un “lavoro in corso”, quello che stiamo facendo, e non molleremo la presa fino all’ultimo minuto”. 

A maggio la Cisl Scuola insieme alle altre forze sindacali aveva firmato un patto con il ministro Bianchi, che tra le altre cose prometteva di aumentare gli stipendi degli insegnanti con “efficaci politiche salariali nel prossimo rinnovo di contratto”. Crede che l’aumento inserito in legge di Bilancio sia sufficiente?

“Non lo è, se l’obiettivo è quello di recuperare in un solo colpo il divario che ci separa, come lavoratori della scuola, dalle retribuzioni di altri Paesi e di altri settori della Pubblica Amministrazione in Italia”.

“Una condizione di svantaggio su cui fanno fede le rilevazioni internazionali e quelle che, sul piano interno, conduce periodicamente l’ARAN, l’agenzia che rappresenta la parte pubblica ai tavoli negoziali con le categorie del pubblico impiego, dunque sa bene di cosa parla. Per colmare quelle distanze non basta certo un contratto, né è cosa semplice ritagliare per una categoria una quota più consistente di risorse agendo su quelle complessivamente destinate ai comparti pubblici in legge di bilancio”.

“Servono interventi straordinari per i quali occorre costruire il necessario consenso sul piano politico e anche sociale: se manca una consapevolezza diffusa del ruolo fondamentale svolto dalla scuola per la collettività (come avvenuto per la sanità nell’emergenza pandemica), è difficile mettere in atto politiche di forte investimento finalizzate, oltre che a interventi sulle strutture, a una valorizzazione delle professionalità operanti nel settore, che sono davvero tutte meritevoli di un più adeguato riconoscimento retributivo e di status (docenti, personale educativo e ATA, DSGA, dirigenti)”.

“La firma di quel patto, sottoscritto a Palazzo Chigi, da parte del Ministro ci consente di richiamare tutto il Governo a darne coerente attuazione: ecco perché rimane fondamentale per noi mantenere aperte e presidiare con la massima determinazione le sedi di confronto, non ci serve isolarci fornendo magari ad altri l’alibi per sottrarsi agli impegni assunti”.

Come giudica il piano per il Pnrr presentato due settimane fa dal ministro dell’Istruzione. In molto osservatori hanno evidenziato quanto sia poco specifico e lasci molte lacune sull’attuazione. 

“Io sottolineo invece un altro aspetto, legato a un fattore decisivo per l’efficacia del sistema ma che al momento non viene preso nella giusta considerazione. Gli obiettivi e i relativi bandi annunciati dal Ministro riguardano infatti aspetti strutturali, sulla cui importanza non si discute: nuove scuole, mense, palestre, manutenzione straordinaria di edifici”.

“Ma le strutture da sole non bastano a “fare scuola”: quale attenzione, quale investimento sul capitale umano, sul personale che dovrà operare all’interno di strutture, nuove o rinnovate, che sono una precondizione necessaria, da assicurare ovunque nel nostro Paese, ma di sicuro non sufficiente? Su questo sono evidenti i limiti della legge di bilancio, e stiamo incalzando governo e gruppi parlamentari perché vi siano più risorse per la valorizzazione professionale, ma come ho già detto è necessario guardare avanti, per questo è indispensabile che trovi conferma l’impegno a una gestione degli interventi attuativi del PNRR attraverso il confronto e la ricerca di soluzioni condivise”.

Ricordo che il Patto per la scuola si chiude affermando che “la valorizzazione delle persone è la leva fondamentale e necessaria per accrescere il ruolo della scuola quale catalizzatore di idee, visioni, progetti e innovazione”.

Perché la Cisl non ha scelto di scioperare con le altre sigle della scuola rispetto quanto presentato in legge di Bilancio?

“Mi verrebbe voglia di rovesciare la domanda: perché le altre sigle, ben sapendo che la CISL non riteneva opportuna un’azione di sciopero, l’hanno voluta ugualmente intraprendere? Le ragioni della CISL e della CISL Scuola sono state spiegate in diverse dichiarazioni mie e del segretario generale della Confederazione, Luigi Sbarra”.

“Ci è parsa una scelta sbagliata, nel momento in cui era più importante capitalizzare alcuni risultati ottenuti e puntare a ulteriori miglioramenti del testo di legge; per la scuola, che vorrei ricordare rappresenta solo un capitolo fra i tanti di cui la manovra si occupa, si trattava e si tratta, in questa fase, di trovare il massimo sostegno agli interventi correttivi che riteniamo necessari, per la cui traduzione in emendamenti abbiamo lavorato intensamente nelle scorse settimane e stiamo tuttora lavorando”.

“Riteniamo che in questo momento abbia poco senso e nessuna utilità mettere in moto un’azione di pura protesta, facendo leva su un disagio diffuso e su problemi che spesso c’entrano poco o nulla con la legge di bilancio. Su un piano più generale, occorre chiedersi se la strada da seguire sia quella che fino a pochi giorni fa univa le tre confederazioni, ossia rivendicare un peso maggiore delle misure finalizzate a sostenere il reddito delle fasce sociali più in sofferenza. Rispetto alla stesura originaria del disegno di legge si sono fatti passi in avanti notevoli e credo ci siano margini per ulteriori miglioramenti. Lo spazio che si è aperto per una conferma dei contratti sui cosiddetti “posti Covid” del personale ATA, come richiesto dalla CISL Scuola, ne è un esempio”.

Quali sono le motivazioni che hanno spinto la Cisl ad organizzare una manifestazione per il 18 dicembre, due giorni dopo lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil? 

“La convinzione che occorresse mettere nella giusta evidenza il lavoro fatto e quello che ancora resta da fare per incidere sul percorso della legge di bilancio puntando a un suo miglioramento”.

“Come afferma una nota della nostra confederazione, gli avanzamenti conquistati in questo mese dall’azione sindacale nella Legge di bilancio sono rilevanti e positivi, in particolare per quanto riguarda ammortizzatori sociali, abbassamento delle tasse su lavoratori e pensionati, non autosufficienza, politiche sociali, caro bollette”.

“Servono ulteriori miglioramenti su lavoro, scuola, politiche industriali, caro-bollette, occupazione di giovani e donne. La CISL ritiene che siano obiettivi su cui è fondamentale consolidare l’interlocuzione con il Governo, senza deporre gli strumenti dell’iniziativa sindacale ma nella consapevolezza che in questa delicata fase della storia nazionale serve coesione, responsabilità e partecipazione sociale”. 

Qual è il suo giudizio sulla proposta governativa e della maggioranza rispetto un nuovo reclutamento nella scuola con 60 crediti in materie pedagogiche, un esame facilitato e un anno di formazione. Rispetto altri sistemi di reclutamento in Europa come quello francese o tedesco, come si collocherebbe questa proposta italiana?

“Noi pensiamo che la formazione iniziale, praticamente assente da quasi 8 anni (da quando sono stati eliminati i TFA per conseguire l’abilitazione) sia fondamentale per accrescere e accompagnare la formazione dei nuovi insegnanti, fra i quali in realtà molti non si possono definire “nuovi”, considerato che i precari con diversi anni di servizio sul campo sono decine e decine di migliaia ogni anno”.

“Per la CISL Scuola può anche andare bene la formazione universitaria con 60 CFU, integrata dal tirocinio che significa forte coinvolgimento del ruolo della scuola e della pratica sul campo, ma è fondamentale, e per noi dirimente, che ci siano percorsi abilitanti per i precari con tre anni di servizio: per loro l’accesso al percorso formativo deve essere assicurato, senza ulteriore obbligo di tirocinio (già operato sul campo)”.

“L’abilitazione deve valere come requisito per l’inserimento nella I fascia GPS, da cui attingere per il ruolo sul 50% dei posti annualmente disponibili. Questo allo stato attuale ci consentirebbe di mettere in pratica il modello di reclutamento su cui da tempo insistiamo, dove al canale dei concorsi ordinari si affianchi quello finalizzato a valorizzare l’esperienza di lavoro maturata sul campo”.

“In nessun settore lavorativo verrebbe misconosciuta o sottovalutata la professionalità acquisita da decine di migliaia di persone senza le quali, voglio sottolinearlo, la nostra scuola non sarebbe in grado di svolgere il proprio servizio”.

Leggi anche:

Total
44
Shares
Lascia un commento
Previous Article

La scuola in sciopero: "Colmare divario salariale. Ci aspettiamo un miliardo di euro in legge di Bilancio"

Next Article

Dieta e malattie neurologiche: gli ottimi risultati della terapia chetogenica

Related Posts
Leggi di più

Lavorare dopo la maturità? Ce la fa solo il 38% dei diplomati. Strada in discesa solo per chi ha fatto il “tecnico” o il “professionale”

Un'indagine del Ministero dell'Istruzione e del dicastero del Lavoro fotografa la situazione lavorativa degli studenti dopo la fine dell'esame di maturità: solo il 38,5% dei ragazzi che si sono diplomati nel 2019 è riuscito a trovare un lavoro negli anni successivi. Numeri più confortanti per chi è uscito da un istituto tecnico o commerciale: uno diplomato su due già lavora.