“Lascio un lavoro che non mi piace per tornare all’Università?”

studio o lavoro tempi moderni tornare all'università

Lasciare un lavoro che non piace, tornare sui libri, all’Università, per specializzarsi e tentare la strada della realizzazione personale o non è forse meglio accontentarsi e provare a seguire il percorso che la sorte ci ha messo davanti?

Mentre le alte sfere della politica parlano di riforma del Lavoro e lanciano programmi come la Garanzia Giovani, e mentre l’Unione Europea boccia il nostro sistema universitario, i ragazzi italiani sono alle prese quotidianamente con scelte all’apparenza più semplici, ma che potrebbero cambiare radicalmente il loro futuro più prossimo.

E’ il caso di Filippo, 26 anni, una laurea triennale e un lavoro che non lo soddisfa, indeciso se accontentarsi di un domani stabile ma deludente o se tentare il tutto per tutto, investendo nello studio. La sua domanda postata su Yahoo Answer ha già alimentato un piccolo dibattito: tra chi lo incoraggia a seguire i suoi sogni e chi, invece, prova a riportarlo alla cruda realtà.

 

Ciao,
ho 26 anni e vengo da Modena. Dopo una laurea triennale in informatica a Bologna, da due anni lavoro come programmatore.
In questi due anni ho capitò però che lavorare nel mondo dell’informatica non fa per me (poco interesse, lavoro che non piace, ecc..) , mentre mi sento molto più predisposto ad altri settori, specialmente statistici-economici (ho fatto ragioneria alle superiori).
Avrei quindi in mente di lasciare il lavoro (contratto di apprendistato) per cominciare una laurea magistrale in statistica.

Lascerei un lavoro che per altri due anni sarebbe sicuro, ma potrei finalmente cominciare una nuova vita professionale con quello che più mi piace e soddisfa. 

Voi che dite, farei bene a lasciare il lavoro per ricominciare a studiare? Le prospettive di impiego con una laurea di questo tipo sono abbastanza alte e potrei contare sul sostegno dei genitori nelle spese universitarie (ho comunque messo da parte un po’ di soldi). Alcuni miei amici lo ritengono un’azzardo se non una follia, altri dicono di seguire quello che più mi piace.
L’idea di fare per tutta la vita un lavoro che non mi da soddisfazioni è la spinta principale verso questo cambiamento. 

Voi che dite, farei bene?

Grazie a tutti,
Filippo

 

“Certo che vivere facendo un lavoro che non ti piace è difficile. Io ho fatto una scelta analoga alla tua, ma a 30 anni – scrive in risposta un utente – Mi sono ri-iscritto all’università (ingegneria), lasciando il lavoro che facevo perché mi impegnava troppo tempo e poi ero troppo stanco per studiare. Ho fatto i 3 anni mancanti usando i risparmi che avevo accumulato e sono entrato nel mondo del lavoro giusto in tempo prima della crisi. Devo dirti che soddisfazioni economiche in seguito ne ho avute poche, ma lo rifarei perché mi ha dato molte altre soddisfazioni, come fare un lavoro che mi piace ed essere uno stimato professionista (pagato poco, però).
Che dirti? Sono scelte, conosco pure chi studiava lavorando e alla fine si è laureato ma ha continuato a fare il lavoro di prima, quindi se puoi non lasciare il lavoro, che non si sa mai…”.

“Ma sei matto? Assolutamente no! Aspetta – ammonisce un altro ragazzo – Non puoi studiare e lavorare insieme? I corsi di laurea prevedono un programma di studi anche per i lavoratori”.

Scettica anche la risposta di un altro utente: “Non ti conviene già è una grande fortuna che hai un buon lavoro! Io ti consiglierei di lavorare e studiare se proprio ti piace economia-statistica ma per sicurezza non lasciare il lavoro o rischierai di ritrovarti senza niente qui in Italia!”.

Al limite della rassegnazione, ma, purtroppo, anche molto con i piedi per terra, il commento di un utente emblematicamente soprannominato Dante: “E’ importante capire davvero cosa si vuol fare nella vita, però, hai considerato il fatto che termineresti gli studi a circa 30 anni? E che ormai a 30 anni si è già vecchi per cominciare da zero un nuovo lavoro? Se fossi in te cercherei di abbinare lo studio al lavoro che hai. Non sarà il massimo, ma oggi avere un contratto di apprendistato è merce rara, soprattutto alla tua età”.

 

Total
0
Shares
Lascia un commento
Previous Article

Elezioni Europee: i ricercatori vi chiamano alle urne per un esperimento elettorale

Next Article

Arriva il nuovo concorso docenti 2015: ma ce n'è davvero bisogno?

Related Posts
Leggi di più

Giovani italiani divisi tra Neet e piccoli imprenditori: in entrambi i campi abbiamo il record europeo

Rilevazione di Confartigianato sulla situazione lavorativa dei giovani nel nostro Paese. Ci sono 123.321 imprese artigiane con a capo un under 35 ma il rovescio della medaglia è rappresentato dal 23% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studia e non lavora. In Campania e in Calabria sono 1 su 3. "Le aziende fanno fatica a trovare lavoratori con competenze digitali e green".
Leggi di più

Erasmus+, un partecipante su tre trova lavoro all’estero dopo il tirocinio

I dati di un'indagine svolta dall’Agenzia nazionale Erasmus+ evidenziano come oltre il 30% dei partecipanti ai programmi di formazione fuori dai confini italiani alla fine del percorso siano riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro dei paesi ospitanti. Quest'anno sono già 457 i progetti di mobilità individuale ricevuti.
Leggi di più

Alternanza scuola-lavoro, in Puglia boom di infortuni per gli studenti: 4500 in un anno

Fanno ancora discutere i numeri dei progetti PTCO che dovrebbero garantire percorsi di formazione all'interno delle aziende per i ragazzi che frequentano gli ultimi anni delle scuole superiori. In Puglia le denunce di infortuni che hanno riguardato studenti nel 2019 sono state 4500, il 4,5% del totale nazionale. Intanto domani il presidente Mattarella incontrerà i genitori di Lorenzo Parelli, lo studente morto durante il suo ultimo giorno di stage.