Per la fisica è un momento storico: "Scoperte le onde gravitazionali"

Il Nobel,  alla fine, sembra praticamente certo. Nella giornata di ieri, in un’emozionante conferenza stampa seguita in tutto il mondo è arrivato l’annuncio ufficiale: sono state rilevate, finalmente, le onde gravitazionali.

E’ come se dovessimo riscrivere sostanzialmente la Genesi. Fino a ieri, infatti, le uniche onde osservate erano quelle elettromagnetiche (i segnali radio e luce, in sostanza). Ma i ricercatori hanno osservato un altro tipo di onda, con vere e proprie oscillazioni dello spazio al suo interno. “Lo spazio si increspa, oscilla, come la superficie di un lago”.

Ed è stata proprio la Natura ad omaggiare Albert Einstein, che aveva previsto tutto già quasi un secolo fa. Difficile, infatti, immaginare un’indicazione più chiara degli studi predetti all’interno della teoria della Relatività. Nello specifico l’esistenza delle “onde di gravità” conferma sostanzialmente che niente, nell’universo, va più veloce della luce. E gli scienziati sono riusciti a calcolare anche la sua velocità con estrema precisione: la luce, infatti, ci mette “solo” 8 minuti per raggiungere la Terra dal Sole.

Le onde sono state osservate dal LIGO (Laser interferometer gravitational-waves observatory: osservatorio di onde gravitazionali a interferometria laser) e sono state “prodotte” da un evento considerato catastrofico: il collasso di due buchi neri, uno all’interno dell’altro.

“Erano ciascuno pesante diverse decine di volte il Sole, e nel loro sfracellarsi spiraleggiando l’uno sull’altro hanno irradiato nello spazio una quantità di energia pari a tre interi «Soli» vaporizzati in pochi istanti. La violenza dell’evento ha prodotto onde che come uno tsunami galattico hanno viaggiato milioni di anni nello spazio interstellare e ora sono arrivate a sciabordare, indebolite, sulle nostre antenne”.

All’interno del LIGO si riesce a misurare la distanza tra due grandi masse sospese a distanza di qualche chilometro, grazie a un laser che rimbalza e fa interferenza con un secondo laser che, a sua volta, rimbalza fra due masse disposte a 90 °.

Anche in Italia c’è un’antenna simile, a Pisa. Si chiama VIRGO, ed è parte integrante della vasta collaborazione internazionale tra ricercatori che ha portato al risultato storico registrato ieri. L’Italia è in primissima fila nel mondo e la ricerca delle onde gravitazionali è di antica tradizione da noi — risale alla lungimiranza di Edoardo Amaldi, allievo di Enrico Fermi, padre nobile della fisica italiana del dopoguerra e del dipartimento di Fisica a Roma — ed è stata condotta su molti fronti. Anche per i fisici pisani quella di ieri è una scoperta storica, un “momento trionfale”.

“Dopo la scoperta del bosone di Higgs, la comunità internazionale dei fisici festeggia oggi un altro importante traguardo scientifico: la prima conferma diretta dell’esistenza delle onde gravitazionali. Un regalo perfetto per i 100 anni della Relatività Generale di Albert Einstein, che è stato il primo a pensarle e a descriverle nelle sue equazioni”, ha commentato il ministro Stefania Giannini.

“Questo risultato – sottolinea Giannini – è stato possibile grazie all’impegno di una collaborazione globale di più di un migliaio di scienziati, distribuita su quattro continenti. È un risultato che affonda le sue radici anche nella prestigiosa tradizione del nostro Paese nel campo della fisica, nei lavori pionieristici di Edoardo Amaldi, Guido Pizzella e Adalberto Giazotto”.
“Come quattro anni fa al Cern di Ginevra, l’Italia è oggi tra i protagonisti della scoperta, grazie all’intelligenza, alla caparbietà e all’impegno dei ricercatori della Collaborazione VIRGO, che fa capo all’interferometro dello European Gravitational Observatory (EGO), di Càscina, vicino Pisa, progetto ideato e realizzato dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dal Centre National de la Recherche Scientifique francese. Un laboratorio fiore all’occhiello dell’eccellenza italiana, dei nostri scienziati e della nostra industria. Un esempio di come gli investimenti nella scienza e nelle grandi infrastrutture di ricerca siano essenziali per il progresso delle conoscenze e per lo sviluppo del Paese. Colgo l’occasione – chiude Giannini – per ringraziare tutti i ricercatori che, con questa fondamentale scoperta, ci permetteranno, d’ora in poi, di guardare il cielo con nuovi occhi. Come fece Galileo Galilei più di 400 anni fa”.

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